JAMES CLAVELL.
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SHOGUN.
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Parte 8.
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Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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SESTO LIBRO.
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60.
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Ritto nell'acqua bassa, contemplava lo scheletro carbonizzato della sua nave, lambito dalle onde. Senza pi alberi, senza pi ponti, senza pi nulla se non la chiglia e le coste erte verso il cielo.
"Le scimmie hanno cercato di tirarla in secco," osserv tetro Vinck.
"No. Ce l'ha portata la marea."
"In nome di Cristo, pilota, perch dici cos? Se c' uno stramaledetto incendio e sei vicino alla stramaledetta spiaggia, la tiri in secco per spegnere le fiamme! Ges, perfino questi bastardi schifosi lo sanno!" Vinck sput sulla sabbia. "Scimmie! Non avresti mai dovuto lasciargliela nelle mani. Adesso che facciamo? Come ci torniamo a casa? Dovevi lasciarla al sicuro a Yedo, e noi al sicuro, con i nostri etar."
La voce lamentosa di Vinck irrit Blackthorne. E tutto di Vinck ora lo irritava. Nella settimana precedente per tre volte era stato sul punto di ordinare ai suoi vassalli di eliminarlo tranquillamente con una coltellata e gettarlo in mare, liberandolo dalla sua infelicit, quando i pianti e i gemiti e le accuse avevano superato i limiti della sopportazione. Ma aveva sempre dominato la tentazione, andandosene da solo o in cerca di Yabu. Vicino a Yabu, infatti, Vinck, paralizzato dal terrore, e con ragione, non apriva bocca. A bordo era facile contenersi, ma qui, davanti a quello scheletro di nave, era molto difficile.
"Forse l'hanno tirata in secca loro, Johann," rispose stanco.
"Puoi scommetterci! Bastardi schifosi! Ma il fuoco non l'hanno spento. Dio li stramaledica! Non bisognava che ci salissero i giappi, merdosi!"
Blackthorne chiuse le orecchie e si concentr sulla galea, ancorata a poche centinaia di passi, vicino al villaggio di Yokohama. Sulla spiaggia e in collina erano sparse le baracche del Reggimento Moschettieri e gli uomini si muovevano dappertutto, con una sorta di ansiet. Era una giornata calda e assolata e Blackthorne avvert un profumo di mimosa. Vedeva Kiri e Sazuko che conversavano sotto gli ombrellini arancioni a poppa e si domand se quel profumo venisse da loro. Poi scorse Yabu e Naga avvicinarsi lungo il molo. Naga parlava e Yabu ascoltava e entrambi apparivano molto seri e tesi. Vide che lo guardavano e ne intu l'inquietudine.
Quando, due ore prima, la galea aveva girato intorno al promontorio, Yabu aveva detto: "Perch andare a guardare pi da vicino, Anjin-san? La nave  morta, ne? Tutto  finito. Andiamo a Yedo, a prepararci alla guerra. Non c' tempo adesso."
"Scusate... fermare qui. Devo guardare vicino, prego."
"Andiamo a Yedo! La nave  morta, finita... ne?"
"Voi andate, se volete. Io nuoto."
"Aspettate. La nave  finita, ne?"
"Scusate. Fermare, prego. Poco tempo. Poi Yedo."
Alla fine Yabu aveva ceduto: aveva gettato l'ancora e Naga subito era andato a incontrarli. "Molto spiacente, Anjin-san, ne?" gli aveva detto, con gli occhi arrossati per la mancanza di sonno.
"S, spiacente. Scusate, che cosa  successo?"
"Spiacente, non so. Honto. Non ero qui, capite? Mi avevano chiamato a Mishima per qualche giorno e quando sono tornato mi hanno detto che durante la notte c'era stato un terremoto...  avvenuto di notte, capite? Capite 'terremoto', Anjin-san?"
"Capito. Prego, continuate."
"Un piccolo terremoto, di notte. Alcuni dicono di aver visto arrivare la grande ondata, altri dicono soltanto un'ondata tempestosa, perch c'era burrasca quella notte... come il tai-fun. Capite 'tai-fun'?"
"S."
"Ah, mi dispiace molto. La notte era molto scura. Dicono che  arrivata quest'ondata e le lampade in coperta si sono rotte, cos la nave ha preso fuoco. Tutto ha cominciato a bruciare, molto rapidamente..."
"Ma le guardie, Naga-san, dov'erano gli uomini di coperta?"
"Molto scuro e il fuoco  stato molto rapido, capite? Spiacente. Shigata ga nai, ne?" aggiunse con tono di speranza.
"Dov'erano gli uomini di coperta, Naga-san? Io lascio sempre le guardie. Ne?"
"Allorch sono tornato il giorno dopo, la nave era finita. Stava ancora bruciando, vicino alla riva. Ho chiamato a rapporto tutti gli uomini della nave e quelli di pattuglia sulla spiaggia durante la notte. Nessuno ha saputo spiegarmi con certezza che cosa era avvenuto." Naga si rannuvol in volto. "Gli ho ordinato di raccogliere tutto quanto era possibile, di portare tutto il possibile a terra, capite? E adesso  tutto all'accampamento. Sotto la guardia dei miei uomini. E poi li ho messi a morte e sono corso a Mishima a riferire al Nobile Toranaga."
"Tutti? Tutti a morte?"
"S. Avevano mancato al loro dovere."
"Che cosa dice il Nobile Toranaga?"
"Molto arrabbiato. Ha ragione di esserlo. Io ho offerto di fare seppuku, ma lui non me ne ha dato il permesso. Eeeeh, molto arrabbiato, s, Anjin-san."
Con un gesto nervoso Naga indic la spiaggia tutto intorno. "Tutto il reggimento in disgrazia, Anjin-san, tutti. Anche gli ufficiali superiori. Mandati a Mishima. Ci sono gi stati cinquantotto seppuku."
Blackthorne aveva riflettuto su quella cifra e avrebbe voluto gridare che cinquemila o cinquantamila non lo ripagavano della perdita della sua nave. "Male," diceva intanto, "molto male, s."
"S. Meglio andare a Yedo. Oggi stesso. La guerra potrebbe cominciare oggi, o domani o dopodomani. Mi spiace."
Poi Naga aveva parlato con Yabu, rapidamente e Blackthorne non l'aveva ascoltato, pur vedendo in Yabu un crescente turbamento. In quel momento odiava il suono delle parole incomprensibili, odiava Yabu e Naga. Infine Naga si volse a lui. "Molto spiacente, Anjin-san. Non potevo fare niente di pi. Honto, ne?"
Blackthorne si era costretto ad assentire. "Honto. Domo, Naga-san. Shigata ga nai." Con qualche parola di scusa, li aveva lasciati e era andato presso la nave, per essere solo, temendo di abbandonarsi alla furia cieca che gli montava dentro, consapevole di non poter fare pi niente: non sarebbe mai riuscito a sapere la verit e, qualunque fosse quella verit, la nave era perduta; in qualche modo i preti avevano pagato o indotto qualcuno, con le insidie o le minacce, a colpire la nave. Era fuggito lontano da Naga e da Yabu, camminando lento e eretto, ma Vinck gli era corso dietro, pregandolo di non lasciarlo da solo. Scorgendone la miserabile paura, gli aveva permesso di seguirlo, ma aveva chiuso la mente alle parole di lui.
E a un tratto, lungo la spiaggia, gli si erano presentati i macabri resti delle teste. Pi di cento, nascoste dalle dune di sabbia, conficcate sulle picche. Gli uccelli marini si levarono come una nuvola al loro avvicinarsi e poi tornarono all'opera, stridendo feroci. Adesso Blackthorne stava esaminando lo scheletro della nave, con un pensiero ossessionante: Mariko aveva capito la verit e l'aveva sussurrata a Kiyama o ai preti: "Senza la nave l'Anjin-san  disarmato contro la Chiesa. Io vi chiedo di lasciarlo vivere, uccidete solo la nave..." Gli sembrava di sentirla. E aveva ragione. Era una soluzione cos semplice per il problema dei cattolici. Per chiunque di loro avrebbe potuto arrivarci. E come erano passati attraverso quattromila uomini? Chi era stato corrotto? E come?
Non importa chi, n come. Hanno vinto. Dio mi aiuti. Senza la nave sono finito. Non sono in grado di aiutare Toranaga e la sua guerra ci inghiottir tutti.
"Povera nave," mormor. "Perdonami...  triste morire in modo tanto inutile. Dopo tante leghe..."
"Eh?" fece Vinck.
"Niente," rispose. Povera nave, perdonami. E povera Mariko, perdona anche lei.
"Cos'hai detto, pilota?"
"Niente. Pensavo a alta voce."
"Ma ti ho sentito dire qualcosa, Cristo!"
"Peramordi Dio, sta' zitto!"
"Eh? Zitto, dici? Siamo in secca fra questi schifosi per tutta la vita! Non  vero?"
"S!"
"Dobbiamo strisciare davanti a questi merdosi pagani per tutto il resto delle nostre stramaledette vite e quanto durer, dato che parlano sempre di guerra e guerra? Eh?"
"S."
"Dici solo s?" Vinck tremava in tutto il corpo, e Blackthorne si prepar a reagire. " colpa tua. Tu hai voluto venire in Giappone e noi ci siamo venuti, e quanti ne sono morti in viaggio? La colpa  tua!"
"Infatti. Mi dispiace, ma hai ragione."
"Ti dispiace, pilota? E come ci torniamo a casa?  tuo schifosissimo dovere riportarci a casa! Come farai, eh?"
"Non lo so. Forse un'altra nave arriver fin qui, Johann. Dobbiamo solo aspettare..."
"Aspettare? E quanto? Cinque fetenti anni? O magari venti? Cristo, lo hai detto tu stesso che queste scimmie adesso sono in guerra! Ci taglieranno la testa e la infileranno su un palo, come quelle laggi, a farla mangiare dagli uccelli..." Un parossismo isterico di risa lo scosse e la sua mano si infil nella camicia lacera. Blackthorne vide il calcio della rivoltella e gli sarebbe stato facile gettare in terra Vinck e strappargli l'arma. Invece non si mosse per difendersi. Vinck gli agit la pistola in faccia, saltandogli intorno in preda a una vera follia. Blackthorne attese senza paura, desiderando anzi quella pallottola, ma Vinck si mise a correre lungo la spiaggia, tra uno svolazzare spaventato di uccelli disturbati dal suo passaggio. Corse per un centinaio di passi, poi croll, agitando le braccia e le gambe" e gridando insulti e bestemmie. Poi si volt supino, con un ultimo urlo e rest immobile. Silenzio.
Blackthorne lo raggiunse: la pistola era puntata contro di lui, gli occhi lo fissavano con sguardo folle, le labbra stirate scoprivano i denti. Vinck era morto. Blackthorne gli chiuse gli occhi, lo raccolse, se lo mise in spalla e torn indietro. I samurai stavano correndogli incontro, con Yabu e Naga alla testa.
"Che cosa  successo, Anjin-san?"
" impazzito."
"Davvero?  morto?"
"S. Prima sepoltura, poi a Yedo. Va bene?"
"Hai."
Blackthorne chiese una vanga e li preg di lasciarlo solo. Seppell Vinck su una collinetta, che guardava i resti dell'Erasmus. Recit una preghiera e piant sulla tomba una croce messa insieme con due rametti. Gli fu facile la preghiera per i morti, l'aveva pronunciata tante volte. Solo in quel viaggio, dal giorno della partenza dall'Olanda, un centinaio di volte per il suo equipaggio. Ne erano sopravvissuti soltanto Baccus van Nekk e il giovane Croocq; gli altri, Salamon il muto, Jan Roper, il cuoco Sonk, il velaio Ginsel, venivano da altre navi. Cinque navi e quattrocentonovantasei uomini. E adesso anche Vinck era scomparso. Siamo rimasti in sette. E a che scopo?
Per circumnavigare il globo terrestre? Per essere i primi? "Non lo so," disse alla tomba. "Ma ormai non avverr."
Ripul tutto intorno. "Sayonara, Johann." Poi scese a riva e nuot nudo, per purificarsi, dichiarando a Naga e a Yabu che era un'usanza del suo paese, dopo che si era seppellito un marinaio in terra. Il capitano doveva provvedere da solo, se non c'era nessun altro, e il mare li purificava agli occhi del loro Dio, che era il Dio cristiano, ma non lo stesso dei gesuiti.
Girando intorno alla carcassa della nave, vide che gi i cirripedi le si attaccavano e la sabbia si depositava sulla chiglia. Presto sarebbe scomparsa, inghiottita dal mare. Si guard intorno: niente pi da salvare, niente da sperare.
Torn a riva a nuoto. Alcuni vassalli lo aspettavano, con abiti puliti. Se li infil, si mise le spade alla cintura e torn indietro. Vicino al molo, uno dei vassalli gli indic qualcosa. "Anjin-san!"
Un piccione viaggiatore volava disperatamente per sfuggire a un falco, cercando la salvezza nella piccionaia del villaggio. La piccionaia si trovava sul tetto dell'edificio pi alto, su un pendio lontano dalla spiaggia. Il falco, alto sulla preda, a un centinaio di metri di distanza, chiuse le ali e si tuff. La colp, fra un arruffio di penne, ma non perfettamente. Il piccione cadde, apparentemente ferito a morte, ma vicino a terra si riprese e fugg. Si infil nella piccionaia, attraverso un buco, mentre il falco strideva feroce a due metri di distanza. Tutti acclamarono, meno Blackthorne. L'abilit e il coraggio del piccione non lo toccavano. Niente lo toccava pi.
"Bene, ne? esclam uno dei vassalli, imbarazzati dalla cupezza del padrone.
"S." Blackthorne fece ritorno alla galea. Yabu e Sazuko, Kiri e il capitano aspettavano. Tutto era pronto. "Yabu-san. Ima Yedo ka?" domand. Ma Yabu non gli rispose e nessuno gli bad: tutti seguivano con lo sguardo Naga che correva verso il villaggio. Il padrone della piccionaia gli and incontro, uscendo dalla casa. Naga ruppe il sigillo e lesse il messaggio. "La galea e tutti a bordo restino a Yokohama fino al mio arrivo." La firma era di Toranaga.

I cavalieri superarono veloci la cresta della collina nel sole del primo mattino. L'avanguardia era guidata da Buntaro. Seguivano i portabandiera e poi Toranaga. Dietro di lui il grosso delle truppe, al comando di Omi. Poi veniva padre Alvito con dieci accoliti, in formazione serrata, e infine una piccola retroguardia, fra cui i guardiacaccia e i falconieri con i falchi sul pugno, tutti incappucciati, tranne uno, grande, con gli occhi gialli. Tutti i samurai indossavano l'armatura da battaglia e erano armati fino ai denti.
Toranaga cavalcava con piacere, l'animo pi leggero, ringiovanito e rinvigorito, lieto di essere vicino alla fine del viaggio. Erano passati due giorni e mezzo da quando aveva mandato a Naga l'ordine di trattenere la galea a Yokohama, e aveva proceduto da Mishima a marce forzate, cambiando i cavalli ogni venti ri. A una fermata non si erano trovati i cavalli e il samurai al comando era stato destituito, sostituito e invitato a scegliere fra il seppuku e il farsi monaco. Aveva preferito morire. Lo sciocco era avvertito, pensava Toranaga, tutto il Kwanto  mobilitato e sul piede di guerra. Eppure la sua perdita non  uno spreco in senso assoluto: la notizia si sparger per tutti i miei domini e non incontreremo pi ritardi e lentezze.
C' ancora tanto da fare. La sua mente era un fermento di dati e di piani e contropiani. Fra quattro giorni scadr il giorno, il ventiduesimo giorno dell'Ottavo mese. Oggi a Osaka il cortigiano Ogaki Takamoto si presenter in veste ufficiale a Ishido per comunicargli con rammarico che la visita del Figlio del Cielo a Osaka deve essere rinviata di qualche giorno, per motivi di salute.
Era stato facile manovrare per ottenere il rinvio. Ogaki era, s, principe di Settimo Rango e discendente dell'imperatore Go-Shoko, novantacinquesimo della dinastia, ma era quasi in miseria, come tutti i membri della corte imperiale, dato che la corte non possedeva rendite proprie. Le rendite erano di propriet dei samurai e da secoli la corte viveva con uno stipendio - sempre magro e sotto controllo - concesso dallo Shogun, o dal Kwampaku o dalla giunta al potere in quel momento. Perci Toranaga aveva, umilmente e molto cautamente, offerto una rendita di diecimila koku l'anno a Ogaki (tramite intermediari) da distribuire, secondo i desideri dello stesso Ogaki, a parenti bisognosi, dichiarando, con la debita umilt, che, essendo lui un Minowara e quindi discendente anch'egli da Go-Shoko, era felice di rendersi utile e confidava che l'Altissimo avrebbe avuto attenta cura della sua preziosa salute in un clima traditore come quello di Osaka, specie vicino al ventiduesimo giorno.
Naturalmente non esisteva una garanzia che Ogaki potesse convincere o dissuadere l'Altissimo, ma Toranaga supponeva che i consiglieri del Figlio del Cielo, o lo stesso Figlio del Cielo, avrebbero accolto con gioia un pretesto per rinviare - o forse, infine, cancellare - la visita. Da tre secoli una sola volta un imperatore era uscito dal suo santuario di Kyoto. Era avvenuto quattro anni prima, quando il Taiko lo aveva invitato a vedere i ciliegi in fiore presso Osaka, in concomitanza con la cessione del titolo di Kwampaku a Yaemon, cos da mettere il Sigillo Imperiale alla successione.
Normalmente nessun daimyo, neppure Toranaga, avrebbe osato avanzare una simile offerta a un membro della corte, perch rappresentava un insulto e una prevaricazione nei confronti dell'autorit superiore - in questo caso il Consiglio - imputabile di tradimento. Come era in realt. Ma Toranaga sapeva di essere gi accusato di tradimento.
Domani Ishido e i suoi alleati muoveranno contro di me. Quanto tempo mi resta? Dove si svolger la battaglia? A Odawara? La vittoria dipende solo dal luogo e dal momento, e non dal numero di uomini. Loro mi superano di almeno tre volte per numero. Ma non importa, pensava, Ishido uscir dal castello di Osaka! Mariko lo ha attirato fuori. Nella mia lotta per il potere io ho sacrificato una regina, ma Ishido ha perso due torri.
Per tu hai perso pi di una regina. Hai perso una nave. Una pedina pu diventare regina, ma non diventer una nave!
Scendevano al trotto serrato lungo il pendio. Sotto di loro si stendeva il mare. Superata una curva, apparve il villaggio di Yokohama, con il relitto della nave. Toranaga vide il pianoro dove il Reggimento Moschettieri stava schierato in ordine di battaglia, con cavalli e salmerie, mentre altri samurai stavano allineati lungo il percorso, per rendergli omaggio. All'ingresso del villaggio erano inginocchiati gli abitanti, in file ordinate, ad aspettarlo. Al di l degli schieramenti, scorgeva la galea, con i marinai in riga dietro al capitano. Ai due lati del molo erano meticolosamente disposte le barche da pesca e egli si annot mentalmente di rimproverare Naga: gli aveva ordinato di tenere il reggimento pronto a partire immediatamente, ma interrompere il lavoro di contadini e pescatori era da irresponsabile.
Girandosi sulla sella, chiam un samurai e lo mand a ordinare a Buntaro di precederli e controllare che ogni cosa fosse pronta. "Poi scendete al villaggio e rimandate al lavoro tutti quanti, salvo il capo-villaggio."
"Agli ordini!" L'uomo spron e part al galoppo. Toranaga era ormai tanto vicino da distinguere le facce. L'Anjin-san e Yabu, poi Kiri e Sazuko.

Buntaro galopp per il sentiero, con l'arco e due grandi faretre sulle spalle, seguito da mezza dozzina di samurai. Lasciarono il sentiero e entrarono nel pianoro: subito vide Blackthorne e si fece scuro in volto. Ferm il cavallo e si guard intorno attentamente: una pedana coperta, con un solo cuscino, di fronte al reggimento; accanto ad essa un'altra pi piccola, dove attendevano Kiri e Sazuko. Yabu, l'ufficiale pi anziano, era alla testa del reggimento, con Naga alla destra e l'Anjin-san alla sinistra. Tutto sembrava in ordine e Buntaro fece segno al grosso di avanzare. L'avanguardia arriv, smont da cavallo e si dispose intorno alla pedana, a protezione. Poi giunse Toranaga e Naga sollev lo stendardo. Tutti insieme i quattromila uomini gridarono "Toranagaaaaaa! e si inchinarono.
Toranaga non ricambi il saluto e prese il suo posto in assoluto silenzio. Not che Buntaro osservava di sottecchi l'Anjin-san, che Yabu portava la spada donatagli da lui, ma appariva molto nervoso, che l'Anjin-san teneva l'arco nella posizione corretta, immobile, e l'elsa della spada era spezzata. Kiri e Sazuko erano inginocchiate, con le mani sul tatami, il volto abbassato. Per un attimo il suo viso si raddolc, poi egli si volse al reggimento con espressione irosa. Gli uomini erano ancora inchinati. Toranaga si limit a un cenno della testa e avvert il tremito che passava fra i samurai, mentre si rialzavano. Bene, pens, lieto che temessero la sua vendetta, e scese da cavallo. Un samurai port via l'animale mentre lui, coperto di sudore come tutti in quell'afa umida, si avvicinava alle signore. "Dunque, Kiri-san, benvenuta a casa!
Ella si inchin di nuovo, felice. "Grazie, signore. Non credevo che avrei mai riavuto la gioia di vedervi!"
"Nemmeno io, signora." Toranaga lasci trasparire un barlume della propria felicit, e si volse alla giovane. "Sazuko-san, dov' mio figlio, dunque?"
"Con la sua balia, signore," gli rispose lei, beata del favore che le mostrava cos apertamente.
"Mandate subito a prendere nostro figlio."
"Oh, signore, prego, con il vostro permesso, posso portarvelo io stessa?"
"Ma s, certo, se lo desiderate." Toranaga sorrise e per un attimo la segu con lo sguardo, pieno di amore. Poi torn a Kiri. "Stai proprio bene?" le chiese piano, in modo che sentisse lei sola.
"S, signore. S... e vedervi cos forte mi riempie di gioia."
"Sei dimagrita, Kiri-chan, e pi giovane che mai."
"Ah, non  vero, signore, mi dispiace. Ma grazie lo stesso!"
Toranaga le sorrise. "Qualunque cosa sia, ti giova. Tragedia, solitudine, abbandono... Sono lieto di vederti, Kiri-chan."
"Grazie, signore. Io sono cos felice che la sua obbedienza e il suo sacrificio abbiano aperto le porte di Osaka. Si compiacerebbe molto, signore, di sapere quanto successo ha ottenuto."
"Prima devo occuparmi di questa minutaglia, poi parleremo. Ci sono mille cose da dire, ne?
"Oh, s!" esclam Kiri, con gli occhi scintillanti. "Il Figlio del Cielo ritarder, ne!"
"Sarebbe saggio. Ne?"
"Vi porto un messaggio personale della Nobile Ochiba."
"Davvero? Bene! Ma dovr aspettare." Dopo una pausa riprese: "Mariko-san  morta con onore? Per sua scelta e non per un incidente o un errore?"
"Mariko-sama ha scelto la morte.  stato un seppuku. Se non si fosse comportata cos, l'avrebbero presa. Oh, signore,  stata meravigliosa in tutti quei giorni terribili, piena di coraggio. E l'Anjin-san lo stesso. Senza di lui l'avrebbero catturata e coperta di vergogna. E avrebbero fatto altrettanto con tutte noi."
"Gi, i ninja." Toranaga diede un sospiro profondo e i suoi occhi divennero due pietre. Kiri rabbrivid. "Ishido deve rispondere di molte cose, Kiri-chan. Scusatemi ora, prego." Sal sulla pedana e sedette con volto di nuovo serio e minaccioso. Le guardie lo circondarono.
"Omi-san!"
"S, signore?" Omi avanz e si inchin. Era pi magro e sembrava invecchiato.
"Accompagnate la Nobile Kiri ai suoi alloggi e controllate che i miei siano in ordine. Stanotte rester qua."
Omi salut e si allontan. Toranaga not con piacere che l'improvviso mutamento di programma non aveva provocato in lui la minima reazione. Bene, pens, o ha imparato la lezione, o le sue spie lo hanno informato che devo aspettare qui, perch Sudara e Hiro-matsu hanno avuto ordine di raggiungermi.
Rivolse tutta l'attenzione al reggimento. A un suo segno Yabu si fece avanti e lo salut. Egli rispose con cortesia. "Ebbene, Yabu-san! Bentornato."
"Grazie, signore. Posso dirvi quanto sia felice di constatare che siete sfuggito al tranello di Ishido?"
"Altrettanto per voi. Le cose non sono andate bene a Osaka, ne?
"No. La mia armonia  stata distrutta, signore. Speravo di guidare la ritirata da Osaka, riportandovi le signore sane e salve, con vostro figlio e la Nobile Toda, l'Anjin-san e i marinai per la sua nave. Purtroppo siamo stati traditi entrambi... qui e l."
"Infatti." Toranaga osserv il relitto della nave, lambito dalle onde. L'ira gli accese il volto e tutti si prepararono a un'esplosione. Che non venne. "Karma," disse invece. "Karma, Yabu-san. Come ci si pu opporre agli elementi? In nessun modo. La negligenza invece  un'altra cosa. Ora, per tornare a Osaka, voglio sentire, in dettaglio, tutti gli avvenimenti... non appena avr messo in libert il reggimento e avr fatto il bagno."
"Vi ho preparato un rapporto scritto, signore."
"Bene. Vi ringrazio, ma preferisco che prima me lo riferiate a voce."
" vero che l'Altissimo non andr a Osaka?"
"Sono decisioni che dipendono solo da lui."
"Volete passare in rivista il reggimento, prima che lo mandi in libert?"
"Perch dovrei rendere loro questo onore? Non sapete che sono tutti in disgrazia, nonostante l'intervento degli elementi naturali?"
"S, signore. Mi dispiace.  stato terribile." Yabu tentava, inutilmente, di leggere nella mente di Toranaga. "Sono rimasto sbalordito quando l'ho saputo. Sembra quasi impossibile."
"Infatti." Con la faccia scura, Toranaga osserv Naga e i ranghi di samurai. "Io ancora non arrivo a capire come abbia potuto esserci una simile incompetenza. Avevo bisogno di quella nave!"
Naga era molto agitato. "Signore, volete che conduca un'altra inchiesta?"
Che potresti fare che non abbia gi fatto?"
Non lo so, signore. Niente. Scusatemi, vi prego."
"La tua indagine  andata a fondo, ne?
"S, signore. Perdonate la mia stupidit, prego."
"Non  stata colpa tua. Tu non eri qui, n avevi il comando." Con un gesto d'impazienza si volse di nuovo a Yabu. " strano, perfino sinistro, che la pattuglia a riva, la pattuglia nell'accampamento, la guardia sul ponte e il comandante fossero tutti uomini dell'Izu, quella notte... salvo pochi ronin dell'Anjin-san."
"S, signore. Strano, ma non sinistro, scusate. Avete avuto perfettamente ragione a tenere responsabili gli ufficiali, come l'ha avuta Naga-san a punire gli altri. Mi dispiace. Ho condotto le mie indagini, appena arrivato, ma purtroppo non ho niente di nuovo da aggiungere.  il karma, lo penso anch'io... il karma aiutato da qualche immondo cristiano."
"Ah, voi sostenete che si sia trattato di sabotaggio!"
"Non esistono prove, signore, ma un'ondata e un semplice incendio mi appaiono una spiegazione troppo semplicistica. Qualunque incendio lo si sarebbe potuto certamente domare. Di nuovo chiedo scusa."
"Accetto le scuse, ma intanto ditemi come sostituire la nave. Io ho bisogno di quella nave!"
Yabu si sent stringere lo stomaco. "S, signore, lo so. Spiacente, non  possibile rimpiazzarla, ma durante il viaggio l'Anjin-san mi ha detto che dal suo paese arriveranno altre navi da guerra."
"Quando?"
"Non lo sa, signore."
"Un anno? Dieci? Io non ho che dieci giorni."
"Spiacente. Vorrei saperlo. Forse potete chiederlo a lui, signore."
Per la prima volta Toranaga guard in faccia Blackthorne. L'inglese se ne stava solitario, senza pi nessuna luce nello sguardo. "Anjin-san!"
"S, signore?"
"Male, malissimo," e Toranaga indic il relitto.
"S, malissimo, signore."
"Quando arriveranno altre navi?"
"Navi mie?"
"S."
"Quando... quando Budda vorr."
"Stasera parleremo. Andate adesso. Grazie per Osaka. Andate alla galea, o al villaggio. Parleremo stasera. Capito?"
"S. Parleremo stasera, ho capito, signore. Grazie. Stasera quando, prego?"
"Vi mander un messaggio. E grazie per Osaka."
"Mio dovere, ne? Ma ho fatto poco. Mariko-sama ha dato tutto. Tutto, per Toranaga-sama.
" vero." Toranaga gli restitu l'inchino con gravit. L'Anjin-san si avvi, ma si ferm sui due piedi e Toranaga scorse, in fondo al pianoro, lo Tsukku-san che stava smontando da cavallo con i suoi accoliti. A Mishima egli non aveva concesso udienza al prete e l'aveva tenuto volutamente in attesa, fino a quando la galea era arrivata a Anjiro e la sua gente era uscita salva da Osaka. Solo allora aveva deciso di portare con s il prete, perch al momento giusto avesse luogo lo scontro.
Blackthorne si mosse verso Alvito.
"No, Anjin-san. Pi tardi, non adesso. Adesso andate al villaggio," gli ordin.
"Ma, signore, quell'uomo ha ucciso la mia nave!  lui il nemico!"
"Adesso andate laggi!" e gli indic il villaggio. "Aspettate l, prego. Stasera parleremo."
"Signore, prego, quell'uomo..."
"No. Adesso ve ne andrete. Prego," ripet Toranaga. E impegnando la sua volont contro quella di Blackthorne, pens, eccitato, che era meglio che lanciare un falcone. Meglio perch l'Anjin-san  selvaggio e pericoloso e imprevedibile come un falco, rappresenta sempre una entit sconosciuta, unica,  diverso da ogni altro che io abbia mai incontrato.
Con la coda dell'occhio not che Buntaro avanzava incontro all'Anjin-san, smanioso di costringerlo all'obbedienza. Che cosa stupida, pens per un istante, Toranaga, e inutile. Tenne lo sguardo fisso su Blackthorne e lo vinse.
"S. Adesso vado, Toranaga-sama. Scusate. Vado," disse Blackthorne. Si asciug il sudore dal viso e si avvi di nuovo.
"Grazie, Anjin-san." Toranaga nascose il proprio trionfo. Lo guard allontanarsi, carico di forza, di violenza e di morte, ma dominato dalla sua volont.
Poi cambi idea. "Anjin-san!" chiam, decidendo a un tratto che era venuto il momento di togliergli gli impedimenti e lasciare che il falco uccisore volasse libero. La prova finale. "Sentite, andateci, se volete. Io credo che sarebbe meglio non uccidere Tsukku-san. Ma se volete ucciderlo, uccidetelo. Per meglio di no." Pronunci le parole lentamente, con chiarezza, e le ripet. "Wakarimasu ka?"
"Hai." Toranaga scrut nel profondo di quegli occhi incredibilmente azzurri, pieni di un odio infinito e si domand se quell'uccello selvatico, lanciato sulla preda avrebbe ucciso per tornare poi sul pugno, senza divorarla. "Wakarimasu ka?"
"Hai."
Toranaga lo salut con un cenno e Blackthorne mosse verso Alvito. Buntaro si tolse dal suo cammino, ma Blackthorne sembrava non vedere altri che il prete. L'aria sembr appesantirsi.
"Dunque, Yabu-san, che cosa far?" domand Toranaga.
"Lo uccider. Se riesce a prenderlo. Il prete merita di morire, ne? Tutti i preti cristiani lo meritano, ne? Tutti i cristiani. Io sono sicuro che dietro il sabotaggio ci sono loro, i preti e Kiyama, anche se non sono in grado di provarlo."
"Scommettereste la vita che uccider Tsukku-san?"
"No, signore," rispose rapido Yabu. "No, scusate.  un barbaro. Sono barbari tutti e due."
"Naga-san?"
"Se fossi io al suo posto, ammazzerei il prete e tutti gli altri, avendo il vostro permesso. Non ho mai visto nessuno cos apertamente pieno di odio. In questi due giorni l'Anjin-san  stato come un pazzo... camminava su e gi, contemplava il relitto, dormiva rannicchiato nella sabbia, quasi senza mangiare..." Naga guard di nuovo Blackthorne. "Sono convinto anch'io che non  stata solo la natura a distruggere la nave. Conosco i preti: in qualche modo ci sono dietro loro. Non posso provarlo neanch'io, eppure... non credo che sia avvenuto per la tempesta."
"Scegli!"
"Esploder! Guardate come cammina! Credo che uccider. Lo spero."
"Buntaro-san?"
Buntaro si volt, le gambe piantate in terra, le guance non rasate, il dito sull'arco. "Gli avete consigliato di non uccidere Tsukku-san, quindi non lo volete morto. Se l'Anjin-san lo uccider o no, non mi riguarda. A me interessa soltanto quel che riguarda voi. Posso fermarlo se non vi obbedisce? Da questa distanza potrei riuscirci facilmente."
"Potreste garantirmi di ferirlo soltanto?"
"No, signore."
Toranaga rise piano e ruppe la tensione. "L'Anjin-san non uccider. Grider e si agiter, o sibiler come un serpente e agiter la spada e Tsukku-san, gonfio di sacro zelo, sibiler in risposta, dicendo: ' stata la volont di Dio, io non ho toccato la vostra nave!' Allora l'Anjin-san lo chiamer bugiardo e lui, sempre pi ardente di sacro fuoco, giurer che  la verit in nome di Dio e forse lo maledir e si odieranno per tutta la vita e oltre. Nessuno morir. Non adesso, almeno!"
"Come sapete tutto questo, padre?" esclam Naga.
"Non lo so con certezza, figlio mio. Ma suppongo che cos andranno le cose.  sempre importante dedicare il tempo a studiare gli uomini - gli uomini importanti. Amici o nemici. Capirli. Io li ho osservati entrambi e sono entrambi molto importanti per me. Ne, Yabu-san?"
"S, signore," rispose Yabu, a un tratto perplesso e inquieto.
Naga gett un'occhiata a Blackthorne: avanzava ancora, con lo stesso passo misurato. Era a una settantina di passi dallo Tsukku-san, circondato dai suoi accoliti, e la brezza sollevava leggermente i loro abiti arancioni.
"Ma, padre, non  un vile, ne? Perch non... come potrebbe adesso ritirarsi con onore?"
"Non uccider per tre ragioni. Primo, perch lo Tsukku-san  disarmato e non potrebbe difendersi, neppure con le mani. Va contro il loro codice uccidere un uomo disarmato,  un disonore e un peccato contro il dio cristiano. Secondo, perch  cristiano. Terzo, perch io ho deciso che non  ancora il momento."
"Scusatemi, prego," intervenne Buntaro. "Io capisco la terza ragione, e anche la prima, ma la vera ragione del loro odio non  che sono tutti e due convinti che l'altro sia il male, e non sia cristiano... un adoratore di Satana? Non  cos che si chiamano?"
"S, ma quel loro Ges Cristo ha insegnato - o si dice abbia insegnato - di perdonare al tuo nemico. Questo significa essere cristiani."
"Ma perdonare al tuo nemico  stupido," esclam Naga.
"Sono d'accordo," disse Toranaga. E guard Yabu. " sciocco perdonare a un nemico. Ne, Yabu-san?"
"S," ammise Yabu.
Toranaga si volt verso nord: adesso le due figure erano molto vicine e in cuor suo si rimprover la propria impulsivit. Gli erano ancora pi che necessari entrambi, quegli uomini, e non era affatto indispensabile correre rischi. Aveva lanciato l'Anjin-san per un desiderio di eccitazione, non perch uccidesse, e rimpianse la propria stupidit. Attese gli eventi, affascinato come gli altri. Ma tutto si svolse come aveva previsto. Lo scontro fu rapido e violento e pieno di disprezzo, come apparve evidente anche a distanza. Toranaga agit il ventaglio, sollevato. Gli sarebbe molto piaciuto capire che cosa si dicevano, scoprire se aveva intuito giustamente. Videro ben presto l'Anjin-san allontanarsi a grandi passi, mentre lo Tsukku-san si asciugava il sudore con un fazzoletto di carta colorata.
"Eeeeh, come potremmo perdere con voi al comando?" esclam Naga, pieno di ammirazione.
"Molto facilmente, figlio mio, se quello  il mio karma." Poi cambi umore. "Naga-san, ordina a tutti i samurai tornati da Osaka con la galea di presentarsi al mio alloggio."
Naga corse via. "Yabu-san, sono lieto che siate tornato sano e salvo. Lasciate libero il reggimento? Dopo la cena parleremo. Posso mandarvi a chiamare?"
"Naturalmente. Grazie, signore." Yabu salut e se ne and.
Allontanate le guardie con un gesto, Toranaga, ormai solo, si dedic a osservare Buntaro che si mosse irrequieto, come un cane quando si sente esaminato. E alla fine non seppe pi trattenersi. "Signore?"
"Un giorno avete chiesto la sua testa, ne?
"S... s, signore."
"Ebbene?"
"Egli... a Anjiro mi ha insultato. Io... sento ancora quella vergogna."
"Io vi ordino che sia dimenticata."
"Allora sar dimenticata, signore. Ma lei mi ha tradito con lui e questo non pu essere dimenticato, finch lui vive. Io ne ho le prove. Lo voglio morto. Subito. Prego... la sua nave  sparita, adesso a cosa vi serve, signore? Vi chiedo il favore di tutta una vita."
"Quali prove?"
"Tutti lo sanno. Durante il viaggio da Yokos. Ne ho domandato a Yoshinaka. Tutti lo sanno," rispose cupo e ostinato.
"Yoshinaka li ha visti insieme? L'ha accusata?"
"No. Ma da quanto ha detto..." Buntaro alz gli occhi, in agonia. "Io lo so,  sufficiente. Prego, vi chiedo il favore di tutta una vita. Non vi ho mai chiesto niente, ne?
"Ne ho bisogno vivo. Senza di lui i ninja l'avrebbero presa viva e l'avrebbero coperta di vergogna. E sarebbe ricaduta anche su di voi."
"Il favore di tutta una vita," insist Buntaro. "Ve lo chiedo. La nave non c' pi. Lui... lui ha fatto quello che volevate. Vi prego."
"Io ho la prova che non vi ha coperto di vergogna con lei."
"Quale prova, scusate?"
"Ascoltate, e tenetelo soltanto per voi, come avevo stabilito con lei.  diventata sua amica per ordine mio." Toranaga glielo comunic come una rivelazione, insistendo con gravit. "Erano amici, s. L'Anjin-san la adorava,  vero, ma non vi ha mai offeso con lei, n lei con lui. A Anjiro, proprio prima del terremoto, quando lei per la prima volta propose di recarsi a Osaka per liberare gli ostaggi - sfidando pubblicamente Ishido e provocando una crisi con il suo seppuku - comunque lui reagisse - quel giorno io..."
"Il piano nacque allora?"
"Certo. Non imparerete mai? Quel giorno io le ordinai di divorziare da voi."
"Signore?"
"Divorziare. Non  chiaro?"
"S, ma..."
"Divorziare. Da anni vi trascinava alla pazzia e da anni voi la trattavate in modo indegno. Che mi dite della fine della sua madrina e delle sue dame? Vi avevo avvertito che mi serviva come interprete con l'Anjin-san, eppure voi avete perso la testa e l'avete picchiata... l'avete quasi uccisa, quella volta, ne?
"S. Perdonatemi."
"Era venuto il tempo di sciogliere il matrimonio e io glielo ho ordinato. Scioglierlo all'istante."
"Lei aveva chiesto il divorzio?"
"No, l'ho deciso io e gliel'ho ordinato. Ma vostra moglie mi preg di revocare l'ordine. Rifiutai e lei mi rispose che avrebbe fatto seppuku immediatamente, senza il mio permesso, per non coprirvi di vergogna. Le ordinai di obbedire e rifiut." Con rabbia Toranaga prosegu, pressante. "Vostra moglie ha costretto me, suo feudatario, a ritirare un ordine e mi ha fatto acconsentire a rinviarlo al ritorno da Osaka... quando sapevamo entrambi che Osaka per lei significava la morte. Capite?"
"S. S, lo capisco."
"A Osaka l'Anjin-san ha salvato l'onore suo e delle mie signore e di mio figlio. Senza di lui, lei e tutti gli ostaggi di Osaka sarebbero ancora l, in prigionia, io sarei morto o nelle mani di Ikawa Jikkyu, probabilmente in catene come un delinquente!"
"Scusatemi, prego... ma perch l'ha fatto? Mi odiava. Perch rinviare il divorzio? Per Saruji, forse?"
"Per il vostro onore. Comprendeva cosa fosse il dovere. Era cos scrupolosa verso il vostro onore - persino dopo la morte - che nell'accordo rientrava il fatto che tutto sarebbe rimasto tra me, lei e voi. Nessun altro l'avrebbe saputo, n l'Anjin-san, n suo figlio, nessuno... neppure il confessore cristiano."
"Come?"
Toranaga glielo spieg di nuovo e infine Buntaro comprese e lui lo conged e pot alzarsi e stirare le membra, stanchissimo. Era pomeriggio, ma il sole era ancora alto. Sent una gran sete. Accett del cha dalle guardie del corpo, poi scese alla spiaggia. Si tolse il chimono bagnato di sudore e nuot, godendo profondamente il fresco del mare. Nuot sottacqua, ma non troppo a lungo, ben sapendo quanto sarebbero state ansiose le sue guardie. Poi nuot sul dorso, contemplando il cielo e raccogliendo le forze per la lunga notte che lo attendeva.
Ah, Mariko, che meravigliosa donna sei. Sei, s, perch certo vivrai per sempre. Sei con il tuo dio cristiano nel cielo cristiano? Spero di no. Sarebbe un terrbile spreco. Spero che il tuo spirito attenda i quaranta giorni di Budda per rinascere qui. E prego perch il tuo spirito riappaia nella mia famiglia. Ti prego. Ma in una donna, non in un uomo. Non possiamo permetterci di averti fra di noi come uomo. Sei troppo speciale per sprecarti in un uomo.
Sorrse. Era avvenuto a Anjiro, come aveva raccontato a Buntaro, ma lei non lo aveva costretto a revocare l'ordine. "Come avrebbe potuto obbligarmi a qualcosa che io non volevo?" domand al cielo. Gli aveva chiesto, debitamente, correttamente, di non rendere pubblico il divorzio fino a dopo il ritorno da Osaka. Ma, si rassicur, se glielo avessi rifiutato, certo avrebbe fatto seppuku. Avrebbe insistito, ne? E tutto sarebbe stato rovinato. Consentendo subito, le ho risparmiato una inutile vergogna e inutili discussioni, e ho risparmiato a me dei problemi inutili... e non rivelandolo adesso, come certo lei vorrebbe, ne deriva un vantaggio generale. Sono contento di aver acconsentito, pens benevolmente, poi rise. Una breve onda gli pass sopra e egli inghiott l'acqua salata, tossendo e ansimando.
"State bene, signore?" chiese preoccupata una guardia, che nuotava nelle vicinanze.
"S, naturalmente." Toss di nuovo e sput. Cos impari a vantarti, si disse.  il tuo secondo errore, oggi. Poi vide il relitto. "Avanti, vi sfido a una gara!" grid alla guardia.
Una gara con Toranaga era in tutto e per tutto una gara. Una volta un generale lo aveva lasciato vincere, sperando di conquistarsene i favori, e gli era costato tutto quello che aveva.
La guardia vinse. Toranaga si compliment con lui e riprese fiato, aggrappato a una delle coste dellErasmus. Poi osserv la nave con enorme curiosit. Nuot sottacqua, a esaminarne la chiglia. E allorch fu soddisfatto, torn a riva e al campo, pronto e rinfrescato.
Gli era stato preparato un alloggio in bella posizione, sotto un ampio tetto di paglia, sorretto da robusti pali di bamb. Pannelli e shoji erano sistemati su un pavimento sopraelevato, in legno, coperto di tatami. Le sentinelle erano gi in servizio. C'erano stanze anche per Kiri e Sazuko, per servi e cuochi, collegate da una serie di sentieri e passaggi.
Vide finalmente per la prima volta suo figlio. Naturalmente Sazuko non era stata cos ineducata da tornare subito sul pianoro col bambino, interrompendo faccende pi gravi, anche se lui gliene aveva dato il permesso con gioia.
Il bambino gli piacque moltissimo. " proprio un bel ragazzo," si vant, maneggiandolo con mano esperta. "E tu Sazuko, sei pi giovane e attraente che mai. Dobbiamo avere subito altri figli. La maternit ti dona."
"Oh, signore," rispose lei, "avevo tanta paura di non vedervi mai pi, di non potervi mai mostrare vostro figlio... Come potevamo scappare a Ishido, e al suo esercito..."
"Ma guarda com' bello! La prossima settimana eriger un tempio per lui e lo doter di..." dimezz la cifra che gli era venuta in mente, poi la dimezz di nuovo, "... di venti koku all'anno."
"Oh, signore, come siete generoso!" Il sorriso fu pieno di innocenza.
"S," rispose lui. " abbastanza per un miserabile parassita di prete, che deve dire solo qualche Namu Amida Butsu, ne?"
"Oh, s, signore. E il tempio sar vicino al castello di Yedo? Non sarebbe splendido costruirlo in riva a un fiume o a un torrente?"
Acconsent di malavoglia, perch gli sarebbe costato pi di quanto era disposto a spendere per una simile piccolezza. Ma il ragazzo  bello, e quest'anno posso permettermi di essere generoso, pens.
"Grazie, signore..." Sazuko s'interruppe, perch Naga stava avvicinandosi in fretta alla veranda su cui sedevano.
"Scusatemi, padre, ma ci sono i vostri samurai di Osaka. Volete vederli uno per uno, o tutti insieme?"
"Uno per uno."
"S, signore. Anche Tsukku-san vorrebbe essere ricevuto..."
"Digli che lo mander a chiamare appena possibile." Toranaga riprese a conversare con Sazuko, ma dopo poco ella chiese gentilmente congedo, sapendo che certo voleva parlare subito con i samurai.
Interrog gli uomini con cura, in modo approfondito, spesso richiamando qualcuno, controinterrogandoli pi volte. Al tramonto sapeva con esattezza che cosa era avvenuto, o almeno quello che secondo loro era avvenuto. Allora mangi in fretta un pasto leggero, il primo della giornata, e chiam Kiri, allontanando tutte le guardie.
"Prima dimmi che cosa hai fatto, che cosa hai saputo e di che cosa sei stata testimone, Kiri-chan."
Era scesa la notte, quando il rapporto fu concluso, per quanto Kiri si fosse preparata in anticipo.
"Ci siamo andati vicini, Kiri-chan. Troppo vicini."
"Infatti," annu Kiri, con le mani incrociate sull'ampio grembo. E con profonda tenerezza aggiunse: "Tutti gli dei, grandi e piccoli, vegliavano su di voi, signore, e su di noi. Perdonatemi per aver dubitato dell'esito finale, per aver dubitato di voi. Gli dei ci proteggevano."
"Sembra proprio di s, davvero." Toranaga contempl la notte. Le luci delle fiaccole ondeggiavano alla lieve brezza marina, che allontanava anche gli insetti notturni e rendeva pi piacevole l'oscurit. La luna splendeva lucente e scorgendone le macchie scure in superficie si domand, fuggevolmente, se le macchie fossero terre e il resto ghiaccio e neve, e perch ci fosse la luna e chi ci abitasse. Quante cose vorrei conoscere, pens.
"Posso farvi una domanda, Toranaga-sama?"
"Quale, signora?"
"Perch Ishido ci ha lasciato andare? In realt? Non era necessario, ne? Al suo posto io non lo avrei fatto, mai. Perch?"
"Prima riferiscimi il messaggio di Ochiba."
"La Nobile Ochiba dice: 'Dite, prego, al Nobile Toranaga che mi auguro rispettosamente che esista un modo di risolvere i suoi problemi con l'Erede. Quale segno dell'affetto dell'Erede, vorrei informare il Nobile Toranaga che l'Erede ha dichiarato molte volte di non voler guidare nessun esercito contro suo zio, signore del Kwan...'
"Ha detto cos!"
"S, certo."
"Ma lei deve sapere, come lo sa Ishido, che se Yaemon alza il suo stendardo contro di me, io sono obbligato a perdere!"
"Ma cos ha detto, signore."
Toranaga picchi il grosso pugno calloso sul tatami. "Se  un'offerta autentica e non un trucco, sono a mezza strada da Kyoto, anzi anche di pi."
"Infatti," rispose Kiri.
"Qual  il prezzo?"
"Non lo so. Non ha detto altro, signore. Il messaggio  tutto qui. A parte gli auguri per sua sorella."
"Cosa posso dare a Ochiba che gi non abbia? Osaka  sua, il tesoro  suo, Yaemon  l'Erede del regno ai miei occhi. E questa guerra  inutile. Comunque vada, fra otto anni Yaemon sar Kwampaku ed erediter questo paese. Non c' niente da darle."
"Non vorr forse il matrimonio?"
Toranaga scosse il capo. "No, non lei. Non mi sposerebbe mai."
"Per lei sarebbe la soluzione perfetta, signore."
"Non la prender mai in considerazione. Ochiba in moglie? Quattro volte ha pregato il Taiko di mandarmi nel Vuoto."
"S, ma allora lui era vivo."
"Far qualunque cosa utile a rinsaldare il regno, a mantenere la pace e fare Yaemon Kwampaku.  questo che vuole lei?"
"La successione ne uscirebbe pi salda e questo  il suo scopo principale."
Toranaga contempl di nuovo la luna, ma la sua mente tornava a quanto gli aveva detto Yodoko a Osaka. Non trovando una risposta immediata, accanton il problema, per dedicarsi al presente. "Suppongo che stia tessendo uno dei suoi soliti intrighi. Kiyama ti ha detto che la nave barbara era stata sabotata?"
"No, signore."
"Strano." Toranaga aggrott la fronte. "Doveva saperlo gi. Io ne ho avvertito Tsukku-san immediatamente e lui ha spedito subito un piccione viaggiatore, anche se non serviva che a confermare quanto gi sapevano."
"Il loro tradimento andrebbe punito, ne? Sia gli istigatori, sia gli stupidi che hanno obbedito.
"Con la pazienza otterranno quel che meritano, Kiri-san. Io ho sentito i preti cristiani affermare che era 'volont di Dio'."
"Che ipocrisia! Stupida, ne?'
"S." Molto stupida da un lato, pens Toranaga, ma non da un altro. "Bene, grazie, Kiri-san. Voglio dirti ancora quanto sono felice che tu sia salva. Stanotte staremo qui. Ma ora scusami. Manda a chiamare Yabu-san e quando arriva portaci cha e sak e lasciaci soli."
"S, signore. E adesso posso fare la mia domanda?"
"La stessa?"
"S, signore. Perch Ishido ci ha lasciato andare?"
"La risposta, Kiri-chan,  che non lo so. Ha commesso un errore."
Kiri si inchin e se ne and soddisfatta.

La notte era quasi a met, quando Yabu si allontan. Toranaga gli si inchin da pari a pari e lo ringrazi ancora per quanto aveva fatto. Lo aveva invitato a un Consiglio di guerra segreto per il giorno dopo, lo aveva confermato generale del Reggimento Moschettieri e signore del Totomi e del Suruga, per iscritto - dopo che fossero stati conquistati.
"Adesso il reggimento  di importanza vitale, Yabu-san. Voi siete responsabile della strategia dell'addestramento. Omi-san servir da collegamento tra noi. Sfruttate l'esperienza dell'Anjin-san... valetevi di tutto. Ne?"
"S, signore, andr benissimo cos. Posso umilmente ringraziarvi?"
"Mi avete reso un immenso servigio riportandomi indietro sani e salvi le signore, mio figlio e l'Anjin-san. La rovina della nave  terribile... karma. Forse presto ne arriver un'altra. Buonanotte, amico mio."
Toranaga sorseggi il cha, sentendosi molto stanco.
"Naga-san, dov' l'Anjin-san?"
"Vicino al relitto della nave, con alcuni vassalli."
"Che cosa fa laggi?"
"Sta a guardarlo, nient'altro. Naga si sent a disagio sotto lo sguardo penetrante del padre. "Scusate, forse non dovrebbe starci?"
"Come? Oh, no, non importa. Dov' lo Tsukku-san?"
"In un alloggio per gli ospiti, signore."
"Gli hai comunicato che l'anno prossimo vorrai farti cristiano?"
"S, signore."
"Bene. Vai a prenderlo."
Pochi minuti dopo Toranaga vide avvicinarsi la figura alta e magra - il volto rigido e profondamente segnato, i capelli neri senza un filo di grigio - e a un tratto ricord l'incontro di Yokos. "La pazienza  molto importante, Tsukku-san. Ne?"
"S, sempre. Ma perch lo dite, signore?"
"Oh, pensavo a Yokos. A come tutto appariva diverso, cos poco tempo fa."
"Davvero. Dio segue strade a noi invisibili, signore. Sono molto lieto che vi troviate ancora entro i vostri confini."
"Volevate parlarmi?" Toranaga agit il ventaglio, invidiando in segreto al gesuita lo stomaco piatto e il dono delle lingue straniere.
"Solo per scusarmi di quanto  accaduto."
"Che cosa ha detto l'Anjin-san?"
"Parole piene d'ira... accusandomi di avergli incendiato la nave."
" vero?"
"No, signore."
"Chi  stato?"
"La volont di Dio.  scoppiata la tempesta e la nave  bruciata."
"Non  stato un gesto di Dio. Volete dire che non ci avete messo mano n voi n altri preti n nessun cristiano?"
"Oh, io ho pregato, signore. Tutti noi abbiamo pregato. Davanti a Dio, vi giuro che io ritenevo la nave uno strumento del Demonio... ve l'ho detto tante volte. So che voi non lo credevate e vi chiedo scusa di nuovo per aver dissentito da voi. Ma forse questo gesto di Dio ha giovato, invece che portare danno."
"Davvero? Come?"
"Il padre visitatore non  pi distratto. Adesso pu concentrarsi sui Nobili Kiyama e Onoshi."
Molto bruscamente Toranaga disse: "Tutti questi discorsi li ho gi sentiti, Tsukku-san. Quale aiuto concreto pu offrirmi il sacerdote-capo cristiano?"
"Signore, confidate in..." Alvito s'interruppe, poi rispose con sincerit: "Scusatemi, signore, ma io sento in cuor mio che se riporrete la vostra fiducia in Dio, Egli vi aiuter."
"Lo far, ma confido di pi in Toranaga. Nel frattempo sento che Ishido, Kiyama, Onoshi e Zataki hanno radunato gli eserciti e Ishido metter in campo contro di me tre o quattrocentomila uomini."
"Il padre visitatore sta rispettando l'accordo con voi, signore. A Yokos ho dovuto comunicarvi che avevamo fallito, oggi credo che ci siano delle speranze."
"Non posso usare la speranza contro le spade."
"S, ma Dio pu vincere in qualunque situazione."
"S, se esiste." La voce di Toranaga divent anche pi tagliente. "Di quale speranza parlate?"
"Non lo so con precisione, signore. Ma Ishido non viene contro di voi, uscendo dal castello di Osaka? Non  anche questo un gesto di Dio?"
"No. Ma voi capite l'importanza di una tale decisione?"
"Certo, con grande chiarezza. E sono sicuro che altrettanto bene la capisce il padre visitatore."
"Volete dire che  opera sua?"
"Oh, no, signore. Per sta accadendo."
"Forse Ishido cambier idea, nominer comandante in capo Kiyama e se ne star nascosto a Osaka, lasciando venire contro di me Kiyama e l'erede..."
"Non posso rispondervi, signore. Ma se Ishido lascer Osaka, sar un miracolo."
"Volete attribuire sul serio anche questo a un 'gesto' del vostro Dio cristiano?"
"No, ma potrebbe esserlo. Io sono convinto che niente avvenga senza che Egli lo voglia."
"Neppure dopo la morte, forse, sapremo cos' Dio." Brusco, Toranaga aggiunse: "Ho sentito che il padre visitatore ha lasciato Osaka," e con piacere vide un'ombra sul volto del gesuita. La notizia era arrivata nel giorno della partenza da Mishima.
"S," rispose Alvito, con ansia crescente. " andato a Nagasaki."
"Per celebrare un servizio speciale per Toda Mariko-sama?"
"S. Ah, signore, quante cose sapete! Noi siamo argilla sul vostro tornio da vasaio."
"Non  vero. E non mi piace l'adulazione. L'avete dimenticato?"
"No, signore, e non intendevo adularvi, scusatemi." Alvito era sempre pi in guardia. "Siete contrario alla celebrazione del rito, signore?"
"Non mi interessa. Mariko-san era una persona del tutto eccezionale e il suo esempio merita ogni onore."
"S, signore. Grazie. Il padre visitatore ne sar contento. Secondo lui  stata un'impresa che merita ogni interesse."
"Naturalmente. Poich era insieme mio vassallo e cristiana, il suo esempio non andr perduto... per gli altri cristiani. O per quelli che intendono convertirsi. Ne?"
"Credo proprio che non andr perduto. Ella merita grande lode per il suo spirito di sacrificio."
"Nel donare la sua vita perch altri potessero vivere?" domand Toranaga, senza nominare il suicidio n il seppuku.
"S
Toranaga sorrise fra s, notando che lo Tsukku-san non aveva neppure ricordato l'altra donna, Kiyama Achiko, non aveva parlato del suo coraggio n della sua morte n di un rito funebre. Con voce pi dura riprese: "E non sapete di nessuno che abbia ordinato o collaborato al sabotaggio della mia nave?"
"No, signore, se non con la preghiera."
"A quanto so, la costruzione della vostra chiesa a Yedo procede bene."
"S, signore, e ve ne ringrazio di nuovo."
"Bene, Tsukku-san, mi auguro che le fatiche dell'alto sacerdote cristiano diano presto i loro frutti. Ho bisogno di qualcosa pi che le speranze e la mia memoria  molto lunga. E ora, prego, vi chiedo i vostri servigi di interprete." Avvert subito l'ostilit di Alvito. "Non avete niente da temere."
"Oh, signore, scusate, non ho nessuna paura di lui.. Semplicemente non voglio stargli vicino."
Toranaga si alz in piedi. "Io vi chiedo di rispettare l'Anjin-san. Il suo coraggio  indiscusso e pi volte ha salvato la vita di Mariko-sama. E in questo momento  comprensibilmente fuori di s... per la perdita della nave, ne?"
"S. Scusatemi."
Toranaga si avvi davanti a lui verso la spiaggia, preceduto dalle guardie con le fiaccole. "Quando mi arriver il rapporto del vostro alto sacerdote sull'incidente dei cannoni di Macao?"
"Appena ricever le informazioni necessarie da Macao."
"Vi prego, chiedetegli di accelerare i tempi."
"S, signore."
"Chi erano i daimyo cristiani coinvolti?"
"Non lo so, n so se ce ne fossero veramente."
"Peccato che non lo sappiate, Tsukku-san. Mi risparmierebbe molto tempo. E non sono pochi i daimyo a cui interesserebbe conoscere la verit in proposito."
Ah, Tsukku-san, pens Toranaga, tu la sai la verit, e io potrei metterti alle corde, e mentre tu ti torceresti disperato, potrei ordinarti di giurare sul tuo Dio cristiano, e allora dovresti dire: "Kiyama, Onoshi e forse Harima". Ma ancora non  il momento. Non ancora. N per ora devi sapere che secondo me i tuoi cristiani non c'entrano col sabotaggio della nave. N Kiyama, Onoshi o Harima. In realt, ne sono sicuro. Per non  stato un gesto di Dio.  stato un gesto di Toranaga.
Gi. Perch? mi domanderesti. Kiyama saggiamente ha respinto la proposta contenuta nella mia lettera, consegnata da Mariko. Voleva una prova della mia sincerit. Quale altra potevo dargliene se non la nave - e il barbaro - che atterrivano tanto voi cristiani? Mi aspettavo di perderli entrambi, e invece ne ho perso una sola. Oggi a Osaka miei intermediari comunicheranno a Kiyama e al tuo sacerdote capo che questo  stato un mio dono, una prova della mia sincerit: non sono nemico della Chiesa, ma solo di Ishido.  una prova seria. Gi, ma ti puoi fidare mai di Kiyama? mi chiederesti, e a ragione. No, per Kiyama  prima giapponese e poi cristiano. Voi ve lo dimenticate sempre. Kiyama capir la mia sincerit. Il dono della nave ha un valore assoluto, come l'esempio di Mariko-san e il coraggio dell'Anjin-san.
E come ho sabotato la nave? Vuoi saperlo? Che te ne importa, Tsukku-san? Basta che io lo abbia fatto. E nessuno lo sa, tranne me, pochi uomini fidati e l'incendiario. Ishido  ricorso ai ninja, perch non io a un incendiario? Con la differenza che io ho assoldato un uomo solo e ho vinto, e Ishido ha fallito.
" stupido fallire," disse a voce alta.
"Signore?" esclam Alvito.
"Stupido fallire nel mantenere un segreto cos scottante come il contrabbando dei moschetti," replic irritato, "e stupido incitare i daimyo cristiani a rivoltarsi contro il loro feudatario, il Taiko. Ne?"
"Certo, signore. Se  vero."
"Oh, io sono sicuro che  vero, Tsukku-san." Toranaga lasci morire la conversazione, perch lo Tsukku-san era manifestamente agitato, ma pronto a svolgere perfettamente il suo compito di interprete.
Si trovavano ormai sulla spiaggia e Toranaga faceva strada, con passo sicuro, dimentico della stanchezza. Mentre passavano accanto alle teste confitte sui pali, lo Tsukku-san si segn in fretta, intimorito, e Toranaga pens: che cosa stupida essere tanto superstiziosi eppure non aver paura di niente.
I vassalli dell'Anjin-san erano gi in piedi, e curvi nell'inchino, molto prima che Toranaga si accostasse, ma lui stava sempre seduto a fissare il mare con occhi vuoti.
"Anjin-san?" lo chiam Toranaga gentilmente.
"Signore?" Blackthorne si strapp alle fantasticherie e si rizz in piedi. "Scusate. Volere parlare adesso?"
"S. Ho portato lo Tsukku-san, perch voglio che ci intendiamo chiaramente. Capito? In fretta e chiaramente."
"S." Alla luce delle fiaccole Toranaga ne scorse lo sguardo fisso e il volto distrutto. Si volt allo Tsukku-san. "Capisce quello che dico?" Osserv il prete mentre traduceva e ascolt gli strani suoni di quella lingua. L'Anjin-san annu, ma il suo sguardo rimase pieno di accusa e fisso sul gesuita.
"S, signore," disse infine Alvito.
"Ora traducete per me, vi prego, Tsukku-san, come prima. Esattamente, parola per parola: 'Ascoltate, Anjin-san, ho condotto qui lo Tsukku-san per parlare in modo spedito e rapido senza equivocare su nulla.  cos importante per me che io vi prego di avere pazienza. Credo sia il modo migliore.
"S, signore."
"Tsukku-san, prima giurate sul vostro Dio cristiano che niente, neppure una parola, di quanto egli dir, uscir mai dalle vostre labbra con nessun altro. Come in confessione, ne? Sar sacra! Per me e per lui."
"Ma, signore, questa non ..."
"Lo farete, subito. O io toglier per sempre ogni mio favore a voi e alla vostra Chiesa."
"Va bene, signore. Lo giuro davanti a Dio."
"Bene. Grazie. Spiegategli questo accordo e il vostro giuramento." Alvito obbed, poi Toranaga sedette sulla sabbia, agitando il ventaglio per difendersi dagli insetti. "Ora, Anjin-san, raccontatemi che cosa  avvenuto a Osaka."
Blackthorne cominci faticosamente, poi a poco a poco la sua mente riand a tutti i particolari e le parole cominciarono a uscirgli cos rapide che Alvito stentava a seguirlo. Toranaga ascolt in silenzio, senza mai interrompere il fluire dei ricordi, limitandosi a qualche parola di incoraggiamento, da ascoltatore perfetto.
Quando Blackthorne fin era l'alba e Toranaga sapeva tutto quello che era possibile dire... cio, tutto quello che l'Anjin-san era disposto a dire, si corresse mentalmente. Anche il prete ora lo sapeva, ma Toranaga era certo che non esisteva niente in quel racconto che i cattolici o Kiyama potessero usare contro di lui o Mariko o lo stesso Anjin-san, il quale, ormai, non prestava attenzione al prete.
"Siete certo che il capitano-generale vi avrebbe messo al palo, Anjin-san?" domand di nuovo Toranaga.
"Oh, s, se non fosse stato per il gesuita. Ai suoi occhi io sono un eretico e loro credono che il fuoco, chiss come, purifichi l'anima."
"Perch il padre visitatore vi ha salvato?"
"Non lo so. Aveva a che fare con Mariko-sama. Senza la nave io non posso nuocergli. Oh, ci avrebbero pensato anche da soli, ma forse  stata lei a suggerirne il modo."
"Come? Che cosa poteva sapere di come si brucia una nave?"
"Non so. I ninja sono entrati nel castello e forse i ninja si sono infiltrati fra gli uomini di qui. La mia nave  stata sabotata. Nel giorno in cui  morta, Mariko-sama aveva incontrato al castello il padre visitatore e io immagino che gli abbia detto di bruciare l'Erasmus... in cambio della mia vita. Ma io non ho vita senza la mia nave, signore. Non ho nessuna vita."
"Vi sbagliate, Anjin-san. Grazie, Tsukku-san," disse Toranaga, congedandolo. "Apprezzo la vostra opera. Andate a riposare, prego."
"S, signore, grazie." Alvito esit. "Chiedo scusa per il capitano-generale. Gli uomini nati nel peccato restano peccatori anche se sono cristiani."
"I cristiani nascono nel peccato, noi no. Noi siamo un popolo civile che capisce cosa  il peccato in realt, non siamo contadini analfabeti che non sanno capire. Ma anche cos, Tsukku-san, al posto del vostro capitano-generale io non avrei lasciato andare l'Anjin-san, una volta che l'avessi avuto fra le mani. Era una decisione di carattere militare, e giusta. Credo che rimpianger fino al suo ultimo giorno di non aver insistito... e cos il vostro padre visitatore."
"Devo tradurre queste parole, signore?"
"Erano solo per voi. Grazie del vostro aiuto." Toranaga ricambi il saluto del prete, ordinando a alcuni uomini di scortarlo al suo alloggio, poi si volse a Blackthorne. "Anjin-san! Prima una nuotata."
"Signore?"
"Nuotare!" Toranaga si spogli e and in acqua, nella prima luce dell'alba, seguito da Blackthorne e dalle guardie. And al largo, poi gir e si avvicin al relitto e infine torn a riva; e Blackthorne anche, rinfrancato dall'acqua fresca. I servi tenevano gi pronti asciugamani, chimoni puliti, cha, sak e qualcosa da mangiare.
"Mangiate, Anjin-san."
"Scusate, non fame."
"Mangiate!"
Blackthorne inghiott qualche boccone, ma lo stomaco non gli resse. "Spiacente, scusate."
"Sciocco. E debole. Debole come un Mangiatore d'aglio, non degno di un hatamoto. Ne?"
"Signore?"
Toranaga ripet le sue parole, con brutalit. Poi indic il relitto, sapendo di attirare tutta l'attenzione dell'inglese. "Quello non  niente. Shigata ga nai. Non ha importanza. Ascoltatemi bene: l'Anjin-san  hatamoto, ne? Non un Mangiatore d'aglio. Capito?"
"S. Scusatemi."
Toranaga con un cenno chiam una guardia, che gli consegn un rotolo di pergamena. "Ascoltatemi, Anjin-san: prima di lasciare Yedo Mariko-sama mi ha lasciato questa, dicendomi che se foste stato vivo dopo Osaka - se foste rimasto vivo, capito? - mi pregava di darvelo."
Blackthorne prese la pergamena e, dopo un attimo, ne ruppe il sigillo.

"Che cosa dice il messaggio, Anjin-san?" chiese Toranaga.
Mariko aveva scritto in latino. "Tu. Ti amo. Se tu leggerai queste parole, io sar morta a Osaka e forse, per mia colpa, anche la tua nave sar morta. Posso sacrificare questa preziosissima parte della tua vita a causa della mia Fede, per salvaguardare la mia Chiesa, ma soprattutto per salvare la tua vita, che mi  pi preziosa di ogni altra cosa - perfino della mia venerazione per il Nobile Toranaga. Forse si arriver a una scelta: te o la tua nave. Perdonami, ma io scelgo per te la tua vita. La nave  condannata comunque, con o senza di te. Io dar la tua nave al nemico perch tu possa vivere. La nave non  niente. Costruiscine un'altra. Puoi farlo: non ti  stato forse insegnato a costruire le navi oltre che a guidarle? Io credo che il Nobile Toranaga ti dar tutti gli artigiani e carpentieri e fabbri necessari - egli ha bisogno di te e della tua nave - e io ti ho lasciato, detraendoli dai miei beni, tutti i fondi necessari. Costruisci un'altra nave e un'altra vita, amore mio. Conquista l'anno prossimo la Nave Nera e vivi per sempre. Ascolta, mio amato, la mia anima cristiana prega di rivederti in un paradiso cristiano, e il mio hara giapponese prega perch nella prossima vita io divenga quella qualunque cosa capace di portarti gioia e di essere con te dovunque tu sia. Perdonami, ma la tua vita  la cosa pi importante di tutte. Ti amo."
"Che cosa dice il messaggio, Anjin-san?"
"Scusate, signore. Mariko-sama dice la nave non necessaria. Dice costruire altra nave. Dice..."
"Ah!  possibile, Anjin-san?  possibile?"
Blackthorne scorse nei suoi occhi una luce entusiasta. "S. Se avete..." Non ricordava la parola per "carpentiere". "Se Toranaga-sama dare uomini, uomini per fare nave, ne? S. Posso." Nella sua mente cominci a prendere forma la nuova nave. Pi piccola, molto pi piccola dell'Erasmus. Da novanta a cento tonnellate, perch di pi non poteva permettersi, non avendo mai fino a allora progettato n costruito una nave intera da solo, anche se Alban Caradoc lo aveva preparato a farlo. Dio ti benedica, Alban, esult in cuor suo. S, novanta tonnellate, per cominciare. La Golden Hind di Drake era pressappoco di quella stazza e che cosa non ha sopportato! Posso metterci venti cannoni e questo basterebbe... "Cristo, i cannoni!"
Gir sui tacchi, per osservare il relitto, e vide che Toranaga e tutti gli altri lo fissavano stupiti, allora comprese di aver parlato in inglese. "Ah, scusate, signore. Pensato troppo in fretta. Grandi cannoni... l, in mare, ne? Bisogna prendere in fretta!"
Toranaga parl con i suoi uomini, poi si volse di nuovo a Blackthorne. "I samurai dicono che tutto quanto era sulla nave  all'accampamento. Qualcosa  stato ripescato dall'acqua, con la bassa marea. Adesso  all'accampamento. Perch?"
Blackthorne si sentiva la testa leggera. "Posso fare nave. Se avere grandi cannoni, posso combattere nemico. Potere trovare polvere?"
"S. Quanti carpentieri? Quanti ne servono?"
"Quaranta carpentieri, fabbri, quercia per legname, avete legno di quercia qui? Poi ferro, acciaio, e metter su una fucina e avr bisogno di un mastro..." Si accorse di parlare di nuovo inglese. "Scusate. Scrivo su carta. Con cura. E penso con cura. Prego, voi date uomini per aiuto?"
"Tutti gli uomini, tutto il denaro. Subito. Ho bisogno della nave! Subito! In quanto tempo potete costruirla?"
"Sei mesi dal giorno della chiglia."
"Oh! Non pi in fretta?"
"No, mi spiace."
"Pi tardi parleremo ancora, Anjin-san. Cos'altro dice Mariko-sama?"
"Poco pi, signore. Dice lasciato denaro per aiutare nave, suo denaro. Dice anche... spiacente se aiutato nemico distruggere nave."
"Quale nemico? Come  stata distrutta la nave?"
"Non dice chi o come, signore. Niente chiaro. Solo spiacente. Mariko-sama dice sayonara. Spera seppuku servire Nobile Toranaga.
"Ah s.  servito molto, ne?"
"S."
Toranaga gli sorrise. "Sono contento che ora tutto vada bene, Anjin-san. Mariko-sama ha ragione. Non preoccupatevi di quello!" e indic il relitto. "Costruirete subito un'altra nave. Da battaglia, ne? Capite?"
"Capisco molto."
"Questa nuova nave... potr combattere contro la Nave Nera?"
"S.
"Ah! L'anno prossimo?"
"Possibile."
"E per l'equipaggio?"
"Come?"
"Marinai... cannonieri?"
"Ah! Per l'anno prossimo addestrare miei vassalli per cannonieri. Non marinai."
"Potrete scegliere i migliori marinai del Kwanto."
"Allora anno prossimo possibile." Blackthorne sogghign. " possibile anno prossimo? Guerra? Cosa dire di guerra?"
Toranaga scroll le spalle. "Guerra o no, proverete, ne? Quella  la vostra preda... capito 'preda'? E il nostro segreto. Tra voi e me soltanto, ne? La Nave Nera."
"Preti scoprire questo segreto."
"Forse. Ma questa volta non ci saranno grandi ondate n tai-fun, amico mio. Voi veglierete e io veglier."
"S."
"Prima la Nave Nera, poi andrete a casa. E mi riporterete una flotta. Capite?"
"Oh, s."
"Se io perder... karma. Se no, allora avremo tutto, Anjin-san. Tutto sar come avete detto voi. Tutto: la Nave Nera, l'ambasciatore, il trattato, le navi! Capite?"
"S, oh, s! Grazie."
"Ringraziate Mariko-sama. Senza di lei..." Toranaga lo salut con calore, per la prima volta da pari a pari, e se ne and con le guardie. I vassalli di Blackthorne si inchinarono, colpiti dall'onore reso al loro padrone.
Blackthorne lo guard allontanarsi, esultante, poi vide i piatti. I servi cominciavano a riporre tutto. "Aspettate. Adesso mangiare, prego."
Mangi lentamente e educatamente, con i suoi uomini che si contendevano il diritto di servirlo, mentre la sua mente spaziava fra le possibilit che Toranaga gli aveva aperto. Hai vinto, si disse, e avrebbe voluto ballare una giga per la felicit. Ma non lo fece. Invece rilesse la lettera di Mariko e di nuovo la copr di benedizioni.
"Seguitemi!" ordin ai suoi uomini, e li guid verso l'accampamento, gi progettando dentro di s la nave. Ges in cielo, pregava, aiutate Toranaga a tenere Ishido fuori del Kwanto e dell'Izu, e vi prego, benedite Mariko, dovunque si trovi, e fate che i cannoni non siano troppo arrugginiti. Mariko aveva ragione: l'Erasmus era condannata, con o senza di me. Lei mi ha ridato la vita. Io posso costruirmi un'altra nave e un'altra vita. Novanta tonnellate! Sar con la prua appuntita, e con una piattaforma per la battaglia, snella come un levriero, migliore dellErasmus, con il bompresso arrogante e una bella polena proprio sotto, che avr il viso di Mariko, con i suoi bellissimi occhi a mandorla e i suoi zigomi alti. La mia nave... Ges, dal naufragio posso recuperare una tonnellata di materiale! Posso usare parte della chiglia e delle coste... e ci saranno un migliaio di chiodi, e con il resto della chiglia posso fabbricare tutto il resto che mi serve... se ne ho il tempo.
S, la mia nave sar come lei, si ripromise. Elegante e piccola, e perfetta come una lama di Yoshitomo, che  la migliore del mondo, e la pi pericolosa. L'anno prossimo si conquister una preda grande venti volte lei, come fece Mariko a Osaka, e scaccer dall'Asia il nemico. E poi l'anno dopo, o quello successivo, la porter a Londra, su per il Tamigi, con le stive piene d'oro e i sette mari nella sua scia. "Si chiamer La Signora," disse a voce alta.

61
Due giorni dopo, all'alba, Toranaga stava controllando le cinghie della sella. Tocc abilmente con il ginocchio il ventre della cavalla, la sent rilassare i muscoli e strinse la cinghia. Maledetti animali, pens. Disprezzava i cavalli per i loro continui tranelli e insidie e per i cattivi umori, pieni di pericoli. Sono io, Yoshi Toranaga-noh-Minowara, non un bambino scervellato. Dopo un attimo, diede un altro colpo di ginocchio, duro. Il cavallo scalpit e egli strinse del tutto le cinghie.
"Bene, signore! Molto bene!" esclam ammirato il capo-caccia. Era un vecchio rinsecchito e solido come un barile per la salamoia. "Molti si sarebbero accontentati del primo colpo."
"E la sella sarebbe scivolata e l'idiota prima di mezzogiorno si sarebbe ritrovato per terra, magari con la schiena rotta, ne?"
Il samurai rise. "E se lo sarebbe meritato, signore!"
Erano vicini alle scuderie e intorno a loro si muovevano guardie e falconieri, con gli uccelli incappucciati sul pugno. Tetsu-ko, il falco pellegrino femmina, stava al posto d'onore, senza cappuccio, scrutando ogni cosa con gli spietati occhi dorati.
Naga si avvicin, conducendo il suo cavallo. "Buongiorno, padre."
"Buongiorno, figlio mio. Dov' tuo fratello?"
"Aspetta al campo, signore."
"Bene." Toranaga gli sorrise e, poich gli era caro, lo trasse in disparte. "Senti, figlio mio, invece di venire a caccia, scrivi per me gli ordini di battaglia. Li firmer stasera al mio ritorno."
"Oh, padre, grazie, grazie," esclam il giovane, scoppiando d'orgoglio all'idea di raccogliere ufficialmente il guanto gettato da Ishido, scrivendo di suo pugno la decisione presa dal Consiglio di guerra il giorno prima: le truppe dovevano raggiungere i passi di montagna.
"Poi: il Reggimento Moschettieri dovr raggiungere Hakon domani all'alba. Poi: il convoglio dei bagagli arriver da Yedo questo pomeriggio. Controlla che tutto sia a posto."
"S, certo. Quando ci batteremo?"
"Presto. Ieri sera ho ricevuto la notizia che Ishido e l'Erede hanno lasciato Osaka per passare in rivista l'esercito. Quindi ormai  una cosa decisa."
"Perdonatemi di non essere capace di volare come Tetsu-ko, fino a Osaka, a ucciderlo, e uccidere Kiyama e Onoshi, risolvendo il problema senza dare fastidio a voi."
"Grazie, figlio mio." Toranaga non si disturb a illustrargli gli enormi problemi che avrebbero dovuto essere risolti prima di tradurre in realt quelle uccisioni. Si guard intorno: tutti i falconieri erano pronti, e le guardie anche. Chiam il capo-caccia. "Io vado prima all'accampamento, poi prenderemo la via costiera verso nord, per quattro ri."
"Ma i battitori sono gi sulle colline..." Il samurai inghiott il resto della sua protesta e cerc di cancellarne l'impressione. "Scusatemi, signore, devo aver mangiato dei cibi guasti."
" evidente. Forse dovreste affidare a un altro la vostra responsabilit. Forse le emorroidi vi offuscano il buon senso, scusate." Se la caccia non gli fosse servita solo da paravento, lo avrebbe immediatamente sostituito. "Eh?"
"S, perdonate, signore. Posso chiedere se volete cacciare nelle zone... scelte ieri sera, o preferite... cacciare lungo la costa?"
"Lungo la costa."
"Benissimo, signore. Scusatemi, vi prego, vado a occuparmi dei cambiamenti." L'uomo corse via e Toranaga lo segu con lo sguardo.  tempo di mandarlo in pensione, pens senza cattiveria. In quel momento scorse Omi raggiungere le scuderie, insieme a un giovane samurai che zoppicava fortemente e aveva sul viso una cicatrice livida, ricordo dello scontro di Osaka.
"Ah, Omi-san!  questo il giovanotto?" domand, ricambiando il loro saluto.
"S, signore."
Toranaga lo trasse in disparte e interrog il giovane samurai. Lo fece per cortesia verso Omi, perch aveva gi tratto le sue conclusioni quando aveva parlato con l'uomo due giorni prima. Cos pure per cortesia aveva chiesto all'Anjin-san che cosa dicesse la lettera di Mariko, perch gi ne conosceva il contenuto.
"Ma scrivetelo con parole vostre, Mariko-san," l'aveva pregata prima che partisse per Osaka.
"Devo consegnare la sua nave ai nemici, signore?"
"No, signora," le aveva risposto, vedendole gli occhi pieni di lacrime, "no, vi ripeto: dovete sussurrare i segreti che mi avete rivelato allo Tsukku-san qui a Yedo, e subito. Poi dovete ripeterli all'alto sacerdote e a Kiyama, e a tutti direte che, senza la nave, l'Anjin-san non rappresenta per loro una minaccia. E ora scriverete la lettera, come io vi ho detto."
"Allora distruggeranno la nave."
"Proveranno. Ma naturalmente a questa conclusione arriverebbero anche loro, quindi in realt non danneggerete niente, ne?
"Voi potete proteggere la sua nave, signore?"
"Sar sorvegliata da quattromila samurai."
"Ma se ci riusciranno... l'Anjin-san perde ogni valore senza la nave. Io vi imploro per la sua vita."
"Non  necessario, Mariko-san. Vi assicuro che per me lui ha un grande valore, con o senza nave. Ve lo prometto. E nella lettera ditegli, prego, che se la sua nave andr perduta, egli deve costruirne un'altra."
"Come?"
"Mi avete detto voi che lo potrebbe, ne? Ne siete sicura? Se io gli dar tutti i carpentieri e i fabbri?"
"S, certo. Oh, come siete geniale! S, lui mi ha detto tante volte di saperle costruire..."
"Ne siete sicura, Mariko-san?"
"S, signore."
"Bene."
"Allora voi credete che i padri cristiani ci riusciranno?"
"S. Mi spiace, ma i cristiani non lasceranno mai vivere la nave, o non lasceranno vivo lui finch la nave potr prendere il mare.  una minaccia troppo grave per loro. Questa nave  condannata e non c' niente di male a lasciargliela eliminare. Ma soltanto voi ed io sappiamo, e dobbiamo sapere, che la sua sola speranza  di costruirne un'altra. E io sono l'unico che possa aiutarlo in questo. Risolvete per me il problema di Osaka, e io provveder a fargli costruire la sua nave."
Le ho detto la verit, pens Toranaga in quell'alba di Yokohama, carica dell'odore acre di cavalli, di sudore e sterco, senza ascoltare il samurai ferito, e con l'animo pieno di tristezza infinita per Mariko. La vita  cos triste, si disse, stanco degli uomini e di Osaka e degli intrighi che portavano tante sofferenze, per quanto grandi fossero gli obiettivi della lotta.
"Grazie di quanto mi avete detto, Kosami, disse, quando il samurai ebbe finito. "Vi siete comportato molto bene. Venite con me tutti e due, prego."
Tornando presso la cavalla, le diede un'altra ginocchiata nel ventre e l'animale nitr, ma lui non strinse di nuovo le cinghie. "Per tradire, i cavalli sono molto peggio degli uomini," comment, balzando in sella, e part al galoppo, seguito da Omi e Kosami.
Si ferm all'accampamento, dove si trovavano Buntaro, Yabu, Hiro-matsu e Sudara, che teneva sul pugno un falco pellegrino. Tutti lo salutarono. "Buongiorno," disse allegro, chiamando con un cenno Omi fra loro, ma allontanando tutti gli altri. "Sei pronto, figlio mio?" domand a Sudara.
"S, padre. Ho mandato degli uomini a controllare i battitori, perch tutto sia perfetto per voi.
"Grazie, ma ho deciso di cacciare lungo la costa."
Subito Sudara mand una guardia a cavallo a richiamare gli uomini sulle colline e spostarli lungo la costa. "Spiacente, signore, avrei dovuto pensarci prima e essere pronto. Scusatemi."
"Va bene. Come va l'addestramento, Hiro-matsu-san?"
Hiro-matsu, con l'inevitabile spada fra le mani, si aggrond. "Io giudico tutto questo disonorevole e non necessario e presto potremo dimenticarcelo. Siamo perfettamente in grado di sterminare Ishido senza queste manovre a tradimento."
"Scusatemi," intervenne Yabu, "ma senza questi moschetti e questa strategia, Hiro-matsu-san, perderemo. Questa 'una guerra moderna e ci offre il modo di vincere." Guard Toranaga, ancora in sella. "Stanotte ho saputo che Jikkyu  morto."
"Ne siete certo?" Toranaga si finse colpito, anche se aveva ricevuto quell'informazione, in segreto, il giorno della partenza da Mishima.
"S, signore. Sembra che fosse malato da un certo tempo. Il mio informatore riferisce che  morto due giorni fa," rispose Yabu, gonfio di boria. Suo erede  il figlio Hikoju."
"Quel cucciolo?" esclam con disprezzo Buntaro.
"S,  proprio un cucciolo." Yabu sembrava cresciuto di statura. "Signore, questo fatto non ci apre forse la strada meridionale? Perch non attaccare subito lungo la via del Tokaido? Morta quella vecchia volpe, l'Izu  al sicuro e il Suruga e il Totomi sono del tutto indifesi. Ne?"
Toranaga scese da cavallo, con aria meditabonda. "Ebbene?" domand in tono riflessivo a Hiro-matsu.
Il vecchio generale rispose subito. "Se potessimo impadronirci di tutta la strada, fino al passo Utsunoya, e di tutti i ponti - mantenendo i collegamenti in tutta sicurezza - scivoleremmo sotto il ventre di Ishido. Potremmo bloccare Zataki sulle montagne e poi rinforzare l'attacco lungo la via del Tokaido e piombare su Osaka. Saremmo imbattibili."
Intervenne Sudara: "Fino a che alla testa delle truppe di Ishido c' l'Erede, siamo sempre battibili."
"Non sono d'accordo," ribatt Hiro-matsu.
"Nemmeno io, scusate," ribad Yabu.
"Ma io s," scand Toranaga, solenne e netto come Sudara. Non aveva ancora parlato loro del possibile accordo con Zataki, al momento opportuno. Perch dovrei dirglielo? pensava. Non  una realt. Per ora. Ma come pensi di mantenere il tuo solenne impegno di dare Ochiba in moglie a tuo fratello e al tempo stesso sposarla tu, se  questo che lei vuole?  un bel dilemma. Ma  molto improbabile che Ochiba abbandoni Ishido. Se lo far e chieder quel prezzo, la risposta  semplice: mio fratello dovr accettare l'inevitabile.
Vide che tutti lo stavano guardando. "Che cosa c'?"
Un silenzio, poi Buntaro disse: "Che succeder, signore, se dovremo combattere contro lo stendardo dell'Erede?"
Nessuno di loro aveva mai posto quella domanda apertamente, pubblicamente. "Allora perder," rispose Toranaga. "Far seppuku e chi rispetta il testamento del Taiko e l'indubbia eredit legittima dell'Erede dovr sottomettersi umilmente subito, chiedendogli perdono. Chi non lo far, sar disonorato. Ne?"
Tutti annuirono. Poi egli si volse a Yabu, per concludere quanto aveva iniziato e si mostr di nuovo cordiale. "Ma ancora non siamo sul campo di battaglia, quindi proseguiremo secondo i piani. S, Yabu-sama, adesso la strada meridionale  aperta. Di che cosa  morto Jikkyu?"
"Di malattia, signore."
"Una malattia da cinquecento koku?"
Yabu rise, ma dentro di s era folle di rabbia all'idea che Toranaga avesse scoperto i suoi segreti. "S, penso di s, signore. Mio fratello ve ne ha parlato?" Toranaga annu e lo preg di spiegare agli altri. Yabu obbed," piuttosto compiaciuto, perch lo stratagemma era stato abile e astuto. Raccont come suo fratello Mizuno avesse versato il denaro tolto all'Anjin-san a un vice-cuoco, che era stato piazzato fra la servit di Jikkyu.
" costato poco, ne?" concluse soddisfatto. "Cinquecento koku per la strada meridionale!"
Rigido Hiro-matsu disse a Toranaga: "Scusate, prego, ma mi sembra una storia disgustosa."
Toranaga sorrise. "Il tradimento  un'arma di guerra, ne?"
"S, ma non di un samurai."
Yabu si indign. "Scusate, Hiro-matsu-san, ma intendete insultarmi?"
"Non lo pensava. Vero, Hiro-matsu-san?" intervenne Toranaga.
"No, signore, scusatemi," rispose il vecchio.
"Veleno, inganno, tradimento, assassinio, sono sempre state armi di guerra, mio vecchio amico," disse Toranaga. "Jikkyu era un nemico e uno sciocco. Cinquecento koku per la strada meridionale sono niente! Yabu-sama mi ha servito bene, qui e a Osaka. Ne, Yabu-san?"
"Cerco sempre di servirvi fedelmente, signore."
"Certo. Perci spiegate, prego, perch avete ucciso il capitano Sumiyori prima dell'attacco dei ninja."
Yabu non si alter e come sempre tenne la mano sull'elsa della spada di Yoshitomo. "Chi lo dice? Chi mi accusa di questo?"
Toranaga indic la squadra di Marroni a quaranta passi di distanza. "Quell'uomo! Venite qui, prego, Kosami-san." Il giovane samurai scese da cavallo, si avvicin zoppicando e si inchin.
Yabu lo fiss con sguardo iroso. "Chi siete voi?"
"Sokura Kosami della Decima Legione, membro della guardia del corpo della Nobile Kiritsubo a Osaka, signore," rispose il samurai. "Voi mi avete messo di guardia davanti all'alloggio vostro e di Sumiyori-san nella notte dell'attacco dei ninja."
"Non vi ricordo. Osate affermare che io ho ucciso Sumiyori?"
Il giovane esit. Toranaga lo incit: "Diteglielo!"
Accavallando le parole, Kosami raccont: "Prima che i ninja ci piovessero addosso, signore, ho avuto appena il tempo di aprire la porta e dare l'allarme a Sumiyori-san, ma lui non si  neppure mosso. Scusate, signore." Si volse a Toranaga, intimorito dall'attenzione di tutti concentrata su di lui. "Lui... aveva il sonno leggero, signore, e non era passato che un istante da quando...  tutto, signore."
"Siete entrato nella stanza? Lo avete scosso?" incalz Yabu.
"No, signore, no! I ninja arrivavano cos in fretta che subito ci siamo ritirati per contrattaccare appena possibile.  stato come ho detto..."
Yabu guard Toranaga. "Sumiyori-san era stato in servizio per due giorni. Era esausto, come tutti del resto. Che cosa dimostra questo racconto?" chiese a tutti.
"Niente, infatti," convenne Toranaga, sempre cordiale. "Ma voi siete tornato nella stanza pi tardi, vero, Kosami-san?"
"S, signore. Sumiyori-san era sul letto, nella stessa posizione di prima... e la stanza era intatta, signore, e lui era stato colpito alla schiena, con un colpo solo. Al momento pensai che fossero stati i ninja e non ci ho riflettuto fino a quando non mi ha interrogato Omi-sama."
"Ah!" Yabu si volt verso il nipote, tutto il suo hara concentrato su di lui, misurando la distanza che li separava. "Dunque tu lo hai interrogato?"
"S, signore. Il Nobile Toranaga mi ha ordinato di ricontrollare tutte le deposizioni. C'era una strana discordanza, che a mio parere andava portata all'attenzione del nostro padrone."
"Quale?"
"Secondo gli ordini del Nobile Toranaga, ho interrogato i servi sopravvissuti alla strage, signore. Erano due. Mi spiace, ma entrambi hanno affermato che voi avete attraversato il loro alloggio seguito da un samurai e poco dopo siete tornato solo, gridando 'Ninja! Allora essi..."
"Ci hanno assalito e hanno ammazzato quel disgraziato con lancia e spada, riuscendo quasi a prendere anche me. Io ho dovuto ritirarmi per dare l'allarme." Yabu si volse a Toranaga, piantandosi in posizione salda per un eventuale attacco. "Ve l'ho gi riferito, signore, sia a voce che nel rapporto scritto. Che c'entrano i servi?"
"Ebbene, Omi-san?" disse Toranaga.
"Scusate, Yabu-sama, ma entrambi i servi vi hanno visto aprire i chiavistelli di una porta segreta del mastio e vi hanno sentito dire ai ninja: 'Sono Kasigi Yabu'.  stato proprio questo che ha dato loro il tempo di sfuggire al massacro."
Le mani di Yabu si mossero di un millimetro. Istantaneamente Sudara si gett davanti a Toranaga per ripararlo, mentre la spada di Hiro-matsu lampeggiava vicino alla gola di Yabu.
"Fermi!" ordin Toranaga. Con un controllo miracoloso Hiro-matsu ferm la spada. Yabu apparentemente non si era mosso e li fiss, ridendo con insolenza. "Sono uno sporco ronin che aggredisce il suo feudatario? Io sono Kasigi Yabu, signore dell'Izu, del Suruga e del Totomi. Ne?" Guard in faccia Toranaga. "Di che cosa sono accusato, signore? Di aver aiutato i ninja? Ridicolo! Come possono toccarmi le fantasie di due servi? Sono dei bugiardi! Come quest'altro individuo... che sostiene cose impossibili da provare e da cui non posso difendermi!"
"Non esistono prove, Yabu-sama." afferm Toranaga. "Sono d'accordo. Non esistono prove."
"Yabu-sama, avete compiuto questi atti?" domand Hiro-matsu.
"Naturalmente no!"
"Ma io sono convinto di s," disse Toranaga, "quindi vi tolgo tutte le vostre terre. Prego, tagliatevi il ventre oggi stesso. Prima di mezzogiorno."
La sentenza era definitiva. Era il momento supremo a cui Yabu si preparava da sempre. Karma, pensava, e la sua mente lavorava frenetica. Non posso far niente, l'ordine  legittimo, Toranaga  il mio feudatario. Posso morire con dignit oppure mi taglieranno la testa. Comunque sono morto. Omi mi ha tradito, ma  il mio karma. I servi dovevano morire tutti, secondo i piani, e invece due sono sopravvissuti, e anche questo  il mio karma. Mantieni la tua dignit, pens, raccogliendo tutto il suo coraggio. Pensa con chiarezza e sii responsabile.
"Signore," dichiar, con un'esibizione di audacia, "innanzitutto sono innocente di questi delitti, Kosami si sbaglia e i servi mentono. In secondo luogo, sono il vostro miglior generale. Chiedo l'onore di condurre gli uomini alla carica lungo la via del Tokaido - o di trovarmi in prima linea in battaglia - cos che la mia morte vi sia di qualche utilit."
Con tono amichevole Toranaga disse: "Il consiglio  buono, Yabu-san, e riconosco volentieri che per il Reggimento Moschettieri siete il miglior generale, ma, scusate, non mi fido. Prego, tagliatevi il ventre entro mezzogiorno."
Yabu domin la furia cieca che lo invadeva e rispett il suo dovere di samurai e di capo del clan. "Assolvo ufficialmente mio nipote Kasigi Omi-san da ogni responsabilit nel tradimento verso di me e ufficialmente lo nomino mio erede."
Toranaga ne fu sorpreso come gli altri. "Molto bene," disse. "Mi sembra molto saggio. Sono d'accordo."
"L'Izu  feudo ereditario dei Kasigi. Lo lascio a lui."
"L'Izu non  pi vostro. Siete un mio vassallo, ne? L'Izu  una mia provincia, da dare a chi voglio io, ne?
Yabu si strinse nelle spalle. "Vorrei che andasse a lui, anche se...  il favore di tutta una vita. Ne?"
"Chiedere  permesso. Ma la richiesta  respinta. E tutti i vostri ordini sono soggetti alla mia approvazione. Buntaro-san, voi sarete il testimone ufficiale. Chi volete come secondo, Yabu-san?"
"Kasigi Omi-san."
Toranaga guard Omi, che si inchin, pallido come un morto. "Sar un onore," rispose.
"Bene, allora tutto  stabilito."
"E l'attacco sulla via del Tokaido?" domand Hiro-matsu.
"Siamo pi al sicuro dietro i nostri monti." Con aria disinvolta Toranaga restitu gli inchini, mont a cavallo e part. Sudara, dopo un inchino cortese, lo segu. Quando essi furono lontani, Buntaro e Hiro-matsu si rilassarono, ma Omi continu a sorvegliare la mano di Yabu sulla spada.
"Dove volete che si svolga la cerimonia, Yabu-sama?" domand Buntaro.
"Qui, l, sulla spiaggia o su un mucchio di letame... per me  lo stesso. Non voglio paramenti. Per tu, Omi-san, non colpirai fino a che io non avr eseguito i due tagli."
"S, signore."
"Con il vostro permesso, Yabu-san, vorrei assistere anch'io," disse Hiro-matsu.
"Ne avete il fegato?"
Il generale si oscur in viso e si rivolse a Buntaro: "Fammi chiamare quando sar pronto."
"Io sono gi pronto. E voi?" sibil Yabu.
Hiro-matsu gli volt le spalle. Yabu riflett un momento, poi trasse dal fodero la spada di Yoshitomo. "Buntaro-san, forse vorrete farmi un piacere. Consegnate questa all'Anjin-san." Gli porse la spada, poi aggrott la fronte. "Ripensandoci, se non  di troppo disturbo, volete mandarlo a chiamare, cos gliela consegner io stesso?"
"Certo."
"E, prego, chiamate anche quel prete puzzolente, cos potr parlare meglio con l'Anjin-san."
"Bene. Quali altre disposizioni date?"
"Solo carta, inchiostro e un pennello per il mio testamento e la poesia di morte, e due tatami... non c' ragione di farmi male alle ginocchia o di inginocchiarmi nella polvere come un fetente contadino, ne?" aggiunse con una bravata.
Buntaro si avvicin ai samurai, che assistevano con una certa eccitazione, appoggiandosi ora su un piede ora sull'altro. Senza badarci, Yabu sedette a gambe incrociate e si stuzzic i denti con un filo d'erba. Anche Omi sedette, a prudente distanza dalla sua spada.
"Ero cos vicino al successo!" esclam Yabu. Allung le gambe e batt i piedi per terra, in un accesso di rabbia incontrollata. "Cos vicino! Karma, ne? Karma!" Rise con violenza e toss e sput, orgoglioso di avere ancora saliva in bocca. "Per Omi-san, muoio contento: Jikkyu  morto e quando attraverser l'Ultimo Fiume e lo vedr l in attesa, digrignando i denti, potr sputargli in faccia per l'eternit."
Pur sorvegliandolo come un falco, Omi disse sinceramente: "Avete reso un grande servizio a Toranaga-sama, signore. La strada costiera adesso  aperta. Voi avete ragione e Pugno di Ferro e Sudara hanno torto. Dovremmo attaccare subito... i moschetti ci aprirebbero la strada."
"Quel mucchio di sterco! Idiota!" Yabu rise di nuovo. "L'hai visto diventare rosso come un tacchino quando gli ho chiesto se aveva fegato? Credevo che scoppiasse da un momento all'altro! Samurai? Sono pi samurai di lui! Gliela far vedere! Tu non colpire finch non te ne dar l'ordine!"
"Posso ringraziarvi umilmente per avermi reso tanto onore e anche per avermi nominato vostro erede? Giuro formalmente che difender l'onore dei Kasigi."
"Se non ne fossi certo, non lo avrei detto." Yabu abbass la voce. "Hai avuto ragione a consegnarmi a Toranaga. Al tuo posto avrei fatto lo stesso, ma sono tutte menzogne. Per Toranaga  un pretesto.  sempre stato geloso della mia bravura di generale e perch ho capito il valore dei moschetti e della nave.  stata tutta idea mia."
"S, signore, ricordo."
"Tu salverai la famiglia. Sei astuto come una volpe, una vecchia volpe. Riprenderai l'Izu e altre terre...  tutto quel che conta adesso e le terrai per i tuoi figli. Tu capisci l'importanza dei moschetti. E capisci Toranaga. Ne?"
"Giuro che prover, signore."
Lo sguardo di Yabu si abbass sulla mano di Omi posata sulla spada e sulla posizione pronta alla difesa. "Credi che ti attaccherei?"
"Scusate, certo no, signore."
"Sono lieto di vederti in guardia. Mio padre era come te. S, tu gli somigli molto." Con un movimento lento, depose le due spade sul terreno, fuori portata. "Ecco! Adesso non ho pi difesa. Poco fa avrei voluto la tua testa... adesso no. Adesso non devi temermi."
"C' sempre motivo di temervi, signore."
Yabu sogghign e cominci a masticare un altro filo d'erba, poi lo gett via. "Ascoltami, Omi-san, questi sono i miei ultimi ordini, come signore dei Kasigi. Prenderai mio figlio in casa tua e lo userai, se lo merita. Poi: trova dei buoni mariti per mia moglie e la mia concubina e ringraziale sentitamente per avermi servito cos bene. Quanto a tuo padre Mizuno, gli ordino di fare seppuku immediatamente."
"Posso pregarvi di offrirgli l'alternativa di radersi il capo e diventare monaco?"
"No.  troppo idiota e tu non potresti mai fidarti di lui. Come si  permesso di tradire i miei segreti con Toranaga? E ti starebbe sempre fra i piedi. Quanto a tua madre..." Digrign i denti. "A lei ordino di radersi il capo e farsi monaca in un monastero fuori dall'Izu, per passare il resto della vita a pregare per il futuro dei Kasigi. Un monastero buddista o Shinto... preferisco Shinto. Sei d'accordo?"
"S, signore."
"Bene. Cos smetter di distrarti dai problemi dei Kasigi con le sue lagne continue," aggiunse con maligna gioia.
"Sar fatto."
"Bene. Ti ordino di vendicare le menzogne pronunciate contro di me da Kosami e dai servi. Presto o tardi, non mi importa, ma devi farlo prima di morire."
"Obbedir."
"Ho dimenticato qualcosa?"
Omi si assicur attentamente che nessuno li ascoltasse. "Per l'Erede?" domand cauto. "Se scender in campo contro di noi, perderemo, ne?"
"Prendi il Reggimento Moschettieri, apriti la strada col fuoco e uccidilo, qualunque cosa dica Toranaga. Yaemon  il tuo primo bersaglio."
"Ero arrivato alla stessa conclusione. Grazie."
"Bene. Ma, meglio ancora che aspettare tanto tempo, metti una taglia sulla sua testa... presso i ninja o gli Amida Tong."
"Come posso trovarli?" domand Omi, con un tremito nella voce.
"La vecchia puttana Gyoko, la Mama-san,  una di quelli che sanno come avvicinarli."
"Lei?"
"S. Ma guardati da lei, e dagli Amida. Non usarli alla leggera, Omi-san. Non toccarla mai e proteggila sempre, anzi. Conosce troppi segreti e la penna  un'arma lunga, anche dopo la morte. Per un anno fu concubina ufficiosa di mio padre... pu darsi addirittura che suo figlio sia un mio fratellastro. Guardati da lei, conosce troppe cose."
"Ma dove trover il denaro?"
"Questo  un problema tuo. Per trovalo, comunque e dovunque."
"S, grazie. Obbedir."
Yabu si chin, avvicinandosi. Omi subito s'insospett e trasse la spada a met dal fodero. Yabu fu lieto di incutere timore anche disarmato. "Seppellisci in profondo questo segreto. E ascoltami, nipote, resta buon amico dell'Anjin-san. Cerca di ottenere il controllo sulla flotta che un giorno egli porter qui. Toranaga non capisce il valore reale dell'Anjin-san, ma ha ragione di voler restare dietro le montagne. Questo dar tempo a lui e a te. Noi dobbiamo staccarci dalla terra e puntare al mare... equipaggi nostri sulle loro navi, con dei Kasigi al comando supremo. I Kasigi devono dominare sul mare. Te lo ordino."
"S, certo," esclam Omi. "Fidatevi di me. Cos sar."
"Bene. E infine, non fidarti mai di Toranaga."
Con tutto se stesso Omi rispose: "No, signore, non me ne sono mai fidato e mai me ne fider.
"Bene. E non dimenticare quegli sporchi bugiardi. E Kosami." Yabu diede un grande sospiro, in pace con se stesso. "Ora, scusami, devo comporre la mia poesia di morte."
Omi si lev in piedi, si ritir e si inchin. Poi arretr altri venti passi e infine, al sicuro fra le sue guardie, si rimise a sedere e attese.

Toranaga e il suo gruppo trottavano lungo la strada costiera che seguiva l'ampia baia. Il mare, alla destra, quasi toccava la strada. Il terreno era basso e paludoso. Pochi ri pi a nord la strada si congiungeva con l'arteria principale della via del Tokaido. Venti r pi a nord sorgeva Yedo. Toranaga era accompagnato da un centinaio di samurai e dieci falconieri con dieci falchi sul pugno. Sudara, con venti guardie e tre falconi, cavalcava all'avanguardia.
"Sudara!" chiam Toranaga a un tratto, come se l'idea fosse nata in quell'istante. "Fermati alla prossima locanda. Voglio mangiare qualcosa."
Sudara gli rispose con un cenno e galopp avanti. Quando Toranaga arriv, le cameriere erano gi pronte, sorridenti e tutte inchini, e il locandiere aveva schierato tutta la sua gente. Le guardie custodivano gli accessi da nord e da sud e il suo stendardo sventolava fiero.
"Buongiorno, signore!" lo salut il locandiere. "Cosa posso servirvi?"
"'Cha e delle tagliatelle con un po' di soja, prego."
"S, signore."
I piatti arrivarono subito e le tagliatelle erano cotte come piaceva a lui, dato che il locandiere era stato avvertito da Sudara. Toranaga sedette sulla veranda a mangiare con molto gusto, senza nessun cerimoniale, guardando la strada. Gli altri ospiti della locanda si inchinavano e se ne andavano orgogliosi di avere sotto lo stesso tetto un daimyo cos importante. Sudara ispezion le sentinelle, per accertarsi che tutto fosse in ordine. "Dove sono adesso i battitori?" domand al capo-caccia.
"Alcuni a nord, alcuni a sud, e altri ancora sulle colline." Il vecchio samurai, sudato e infelice, indic vagamente verso Yokohama. "Scusatemi, ma avete idea di dove vorr andare il padrone?"
"Nessuna. Ma non commettete altri errori per oggi."
"S, signore."
Sudara complet l'ispezione, poi si present a Toranaga. "Tutto  di vostra soddisfazione, signore? Posso fare altro per voi?"
"No, grazie." Toranaga fin di mangiare e bevve l'ultimo sorso della zuppa. Poi con voce inespressiva osserv: "Hai avuto ragione a parlare dell'Erede."
"Prego, scusate, temevo di avervi offeso, senza volere."
"Avevi ragione, perci che cosa poteva offendermi? Se l'Erede scender in campo contro di me, tu cosa farai?"
"Obbedir ai vostri ordini."
"Mandami il segretario e torna qui anche tu, subito."
Sudara obbed. Kawanabi, il segretario - un tempo samurai e sacerdote - che viaggiava insieme a Toranaga, si present in fretta, con la cassetta ben ordinata in cui teneva carta, inchiostri, sigilli e pennelli, e che sempre gli stava attaccata alla sella.
"Signore?"
"Scrivete: 'Io, Yoshi Toranaga-noh-Minowara, rendo a mio figlio Yoshi Sudara tutte le sue rendite e titoli e lo nomino di nuovo mio erede.'
Sudara si inchin. "Grazie, padre," disse con voce ferma, domandandosi per in cuor suo 'perch?'
"Giura formalmente di rispettare tutte le mie disposizioni, il mio testamento... e il Legato."
Sudara giur. Toranaga attese in silenzio che Kawanabi finisse di scrivere, poi firm e sigill il testo. Il suo sigillo personale era un piccolo quadrato d'avorio, su cui il suo nome era inciso in un angolo. Lo premette sull'inchiostro rosso solidificato e poi sulla carta di riso. L'impronta risult perfetta. "Grazie, Kawanabi-san. Mettete la data di ieri. Per il momento  tutto."
"Scusatemi, ma ci vogliono cinque copie, signore, per rendere la successione inviolabile: una per il Nobile Sudara, una per il Consiglio dei reggenti, una per l'Ufficio dei Registri, una per i vostri documenti personali e una per l'archivio."
"Preparatele subito. E fatene una in pi per me."
"S, signore." Il segretario si allontan. E Toranaga studi il volto chiuso di Sudara, un volto stretto e inespressivo. Quando aveva proclamato la sua decisione, volutamente all'improvviso, niente era trapelato dal viso di Sudara, n dalle sue mani: n contentezza, n gratitudine, n orgoglio - neppure sorpresa e questo lo rattristava. Ma perch rattristarti, pens, hai altri figli che sorridono e ridono e sbagliano e gridano e si arrabbiano e vanno sul cuscino e hanno tante donne. Figli normali. Questo  il figlio che deve succederti, che dovr, dopo la tua morte, guidare i Minowara, tenerli uniti e trasmettere il Kwanto e il potere ad altri Minowara. Che deve essere gelido e calcolatore, come te. No, non come me, si disse con sincerit. Io so ridere a volte, e altre volte aver piet, e mi piace il cuscino e tempestare e danzare e giocare a scacchi e recitare i no. E c' gente che mi d gioia, come Naga e Kiri e Chano e l'Anjin-san, e amo cacciare e vincere, vincere, vincere. A te niente procura gioia, Sudara, mi dispiace. Niente, salvo tua moglie Genjiko. Che  l'unico anello debole della nostra catena.
"Signore?" domand Sudara.
"Stavo cercando di ricordare quando ti ho visto ridere l'ultima volta."
"Desiderate che rida, signore?"
Toranaga scosse il capo, sapendo di aver addestrato Sudara a essere un figlio perfetto per gli scopi che si era fissato. "Quanto tempo ti ci vorr per accertarti chejikkyu sia veramente morto?"
"Prima di lasciare l'accampamento ho spedito un messaggio a Mishima, con priorit assoluta, per il caso voi non foste ancora certo della notizia. Entro tre giorni avr la risposta."
Toranaga benedisse gli dei di aver saputo degli intrighi dei Kasigi in anticipo e di aver gi ricevuto la notizia della scomparsa di quel nemico. Per un momento riesamin il suo piano, e lo trov impeccabile. Con un lieve senso di nausea, si decise. "Ordina che si mettano subito in allarme a Mishima l'Undicesimo, il Sedicesimo, il Novantaquattresimo e il Novantacinquesimo Reggimento. Entro quattro giorni li scaglierai per la via del Tokaido."
"Cielo rosso?" domand Sudara, stupito. "Attaccate?"
"S. Non star a aspettare che mi attacchino loro."
"Allora Jikkyu  morto?"
"S."
"Bene," esclam Sudara. "Posso suggerirvi di unire anche il Ventesimo e il Ventitreesimo?"
"No. Diecimila uomini dovrebbero essere sufficienti... attaccando a sorpresa. Devo essere in grado di difendere i confini in caso di fallimento. E c' anche Zataki da tenere fermo."
" vero," ammise Sudara.
"Chi dovrebbe guidare l'attacco?"
"Hiro-matsu-san.  la campagna pi adatta a lui."
"Perch?"
" immediata, semplice, all'antica, con ordini chiari, padre. Lui sar perfetto."
"Ma non  pi adatto come comandante in capo?"
"Perdonate, Yabu-san aveva ragione: le armi da fuoco hanno cambiato il mondo. Pugno di Ferro  sorpassato ormai."
"Chi allora?"
"Voi soltanto, signore. Fino a dopo la battaglia, vi consiglio di non interporre nessuno fra voi e lei."
"Ci rifletter," disse Toranaga. "Ora vai a Mishima a preparare ogni cosa. Le forze d'assalto di Hiro-matsu hanno venti giorni per traversare il fiume Tenryu e garantirsi la via del Tokaido."
"Scusatemi, potrei suggerire come obiettivo finale la cresta del Shiomi, un po' pi lontano? Gli potete dare trenta giorni."
"No. Con quest'ordine qualcuno raggiungerebbe la cresta, ma la maggioranza morirebbe e non potrebbe pi respingere il contrattacco, n disturbare il nemico durante l'eventuale ritirata."
"Ma certo manderete dei rinforzi, una volta che gli staremo alle calcagna."
"Il nostro attacco principale avverr attraverso le montagne di Zataki. Questa non  che una finta manovra." Toranaga sorvegliava attentamente il figlio, ma Sudara non manifest nessun sentimento.
"Ah, scusatemi, signore. Mi spiace."
"Eliminato Yabu, chi comander i moschettieri?"
"Kasigi Omi."
"Perch?"
"Li capisce. E soprattutto  moderno, molto coraggioso, molto intelligente, molto paziente... e anche molto pericoloso. Pi pericoloso di suo zio. Io vi consiglio, se vincete, e se lui sopravviver, di trovare un pretesto per invitarlo a andare nel Grande Vuoto."
"Se vincer?"
"Cielo rosso  sempre stata l'ultima risorsa. Lo avete dichiarato cento volte. Se sulla via del Tokaid venissimo sconfitti, Zataki calerebbe sulle pianure e allora i moschetti non ci servirebbero.  un piano disperato. E a voi non sono mai piaciuti i piani disperati."
"E per l'Anjin-san, che cosa proporresti?"
"Sono del parere di Omi-san e Naga-san. Bisognerebbe imbottigliarlo. Gli altri, i suoi uomini, non sono niente... sono degli eta e presto si divoreranno fra loro, quindi non esistono. Io ritengo che tutti gli stranieri andrebbero tenuti sotto controllo, o gettati fuori dal paese. Sono una peste da trattarsi come tale."
"Allora niente commercio della seta. Ne?"
"Se questo fosse il prezzo, lo pagherei. Sono una peste."
"Ma a noi serve la seta, inoltre, per nostra protezione, dobbiamo sapere tutto di loro e imparare quello che loro sanno, ne?"
"Dovrebbero essere confinati a Nagasaki, sotto stretta sorveglianza, e in numero molto limitato. Potrebbero concludere i loro affari, una volta l'anno. Il loro motivo principale non  forse il denaro? Non lo afferma anche l'Anjin-san?"
"Ah, allora lui  utile?"
"S, molto. Ci ha insegnato quanto fossero saggi gli Editti di Espulsione. L'Anjin-san  molto saggio, molto coraggioso, ma  un giocattolo che vi diverte, signore, come Tetsu-ko. Perci ha il suo valore, anche se  un giocattolo."
"Grazie per queste tue opinioni," disse Toranaga. "Iniziato l'attacco, tornerai a Yedo, in attesa di ulteriori ordini." Lo disse in tono duro e significativo. Zataki ancora teneva come ostaggi nella sua capitale la Nobile Genjiko, con le tre figlie e il figlio. A richiesta di Toranaga, aveva dato a Sudara dieci giorni di congedo, e Sudara aveva promesso solennemente di tornare entro quel periodo. Zataki era celebre per la severit e la ristrettezza di mente in fatto di onore. Per un simile punto d'onore sarebbe stato pronto a uccidere, secondo la legge, tutti gli ostaggi, indifferente a qualunque accordo, segreto o no. Sia Toranaga che Sudara sapevano con assoluta certezza che Zataki si sarebbe comportato cos, se Sudara non fosse tornato secondo la promessa. "Aspetterai a Yedo ulteriori ordini."
"S, signore."
"Partirai subito per Mishima."
"Allora, prendendo questa strada, risparmier tempo," e Sudara indic l'incrocio a breve distanza.
"S. Domani ti mander un messaggio."
Sudara si inchin e part con le sue venti guardie.
Toranaga prese in mano la ciotola e raccolse l'ultimo boccone di tagliatelle, ormai fredde. "Oh, signore, scusate, ne volete delle altre?" domand una giovane cameriera, accorrendo. Con la faccia tonda e non bella, era per una ragazza sveglia e attenta, proprio il genere di donna che a lui piaceva come cameriera e come moglie. "No, grazie. Come ti chiami?"
"Yuki, signore."
"Dirai al tuo padrone, Yuki, che fa delle ottime tagliatelle."
"S, signore, grazie. Grazie per aver onorato la nostra casa. Alzate un dito per qualunque cosa desideriate e ve la porteremo subito."
Toranaga le strizz un occhio e lei rise, prese il vassoio e corse via. Vincendo l'impazienza, Toranaga osserv la curva lontana della strada, poi esamin gli immediati paraggi: la locanda era in buono stato, la tettoia intorno al pozzo era pulita e il suolo ben spazzato. In cortile e tutto intorno i suoi uomini aspettavano pazienti, ma nel capo-caccia egli scorse evidente il nervosismo, e decise che sarebbe stato l'ultimo giorno di servizio attivo per il vecchio. Se l'interesse di Toranaga fosse stata davvero la caccia in s e per s, lo avrebbe rimandato a Yedo all'istante, con una buona pensione, nominando subito un altro al suo posto.
Questa  la differenza fra me e Sudara, pens senza cattiveria. Sudara non esiterebbe: gli ordinerebbe di fare seppuku, sui due piedi, risparmiandosi la pensione e ogni fastidio eventuale, e spronando anche le capacit del successore. S, figlio mio, ti conosco bene, sei molto importante per me.
Che fare con Genjiko e i figli? si chiese, affrontando il problema dominante. Se Genjiko non fosse sorella di Ochiba - e la sorella pi cara, la favorita - sia pure con rimpianto lascerei che Zataki li eliminasse tutti subito, risparmiando cos a Sudara enormi pericoli per l'avvenire, nel caso di una mia morte prossima, perch rappresentano il suo unico punto debole. Ma per fortuna Genjiko  sorella di Ochiba e un pezzo cos importante nella Grande Partita che non posso permettere una simile fine. Dovrei, ma non posso. Devo rischiare, questa volta. Quindi cercher di rammentarmi che Genjiko  molto utile sotto altri aspetti:  aguzza come una pinna di pescecane, genera bellissimi figli e per quanto riguarda il suo nido  spietata quanto Ochiba, con una differenza fondamentale, cio che  prima di tutto fedele a me, mentre Ochiba  fedele prima di tutto all'Erede.
Perci  deciso. Entro il decimo giorno Sudara torner tra le grinfie di Zataki. Un rinvio? No, Zataki diventerebbe anche pi sospettoso di quel che . E lui  proprio l'ultimo uomo che in questo momento io voglio sospettoso. Da che parte si getter?
Sei stato saggio a sistemare Sudara. Se un futuro esiste, nelle sue mani e in quelle di Genjiko sar al sicuro, purch rispettino alla lettera il Legato. E la decisione di ridargli l'eredit adesso  stata giusta e Ochiba se ne compiacer.
Aveva scritto quella mattina stessa la lettera da spedirle in serata, insieme a una copia dell'ordine relativo a Sudara. Questo le toglier una spina dalla gola, quella spina che le avevo conficcato appositamente tanto tempo fa.  bene sapere che Genjiko  uno dei punti deboli di Ochiba, forse l'unico. Ma qual  la debolezza di Genjiko? Nessuna. O almeno, per adesso non ne ho scoperta nessuna. Ma se esiste, la scoprir.
Osserv i falconi. Qualcuno strideva, qualcuno si lisciava le penne. Erano tutti incappucciati, meno Kogo, che guardava tutto, con i grandi occhi gialli, piena di interesse come il suo padrone. Che diresti, bellezza mia, le domand in silenzio, che diresti se ti spiegassi che devo essere impaziente e devo scatenarmi e che l'attacco principale sar per la via del Tokaido e non tra le montagne di Zataki, come ho detto a Sudara? Mi chiederesti perch, e io ti risponderei che non mi fiderei di Zataki nemmeno se sapessi volare. E volare non so.
Vide lo sguardo di Kogo appuntarsi sulla via, si volt e in distanza vide i palanchini e il convoglio di bagagli avvicinarsi alla curva.

"Ebbene, Fujiko-san, come state?"
"Bene, grazie, signore. Molto bene." Si inchin di nuovo e Toranaga vide che non soffriva pi per le cicatrici. Era agile come sempre e il viso era fiorente. "Posso chiedere come sta l'Anjin-san? Ho saputo che il viaggio da Osaka  stato pessimo, signore."
"Adesso  in buona salute, ottima."
"Oh, signore,  la migliore notizia che poteste darmi."
"Bene." Volgendosi verso l'altro palanchino, egli salut Kiku, che gli sorrise gaia e lo salut con grande affetto, spiegandogli quanto le fosse mancato e quanto fosse felice di rivederlo. " stato un periodo cos lungo, signore!"
"S, perdonatemi, mi dispiace," le rispose, confortato da quella bellezza splendente e dalla sua luce interiore, nonostante tutti i problemi che lo assillavano. "Sono molto lieto di vedervi." Poi il suo sguardo si pos sull'ultimo palanchino. "Ah, Gyoko-san,  passato un bel pezzo," disse, secco.
"Grazie, signore, s, e rinasco ora che i miei vecchi occhi hanno l'onore di rivedervi." L'inchino di Gyoko fu impeccabile. Era vestita con grande cura e eleganza, e Toranaga scorse per un attimo lo scarlatto di una sottoveste della seta pi fine. "Ah, come siete forte, signore! Un gigante fra gli uomini," cantilen Gyoko.
"Grazie. Altrettanto vale per voi."
Kiku batt le mani alla frase di Toranaga e tutti risero. "Sentite," disse lui, contento grazie a Kiku, "per ora vi sistemerete qui. Voi, Fujiko-san, venite con me, prego."
La condusse in disparte, le offr cha e dolci e convers di varie cose senza importanza, poi venne al punto. "Avevate accettato un periodo di sei mesi e io l'avevo accettato. Scusatemi, ma oggi ho bisogno di sapere se volete cambiare l'accordo."
La piccola faccia quadrata perse ogni attrattiva nell'improvvisa tristezza. Fra i denti aguzzi si sporse la punta della lingua, per un attimo. "Come potrei cambiare l'accordo, signore?"
"Facilmente.  finito, per mio ordine."
"Scusatemi, signore," replic Fujiko con voce neutra, "non era questo che io intendevo. Io ho stretto, liberamente e solennemente davanti a Budda, quel patto con gli spiriti di mio marito e di mio figlio defunti. Non pu essere cambiato."
"Ordino io di cambiarlo."
"Mi dispiace, signore, scusate, ma in questo caso il bushdo mi libera dall'obbligo di obbedirvi. Da parte vostra l'accordo  stato altrettanto solenne e impegnativo e il cambiamento dovrebbe essere concordato da entrambi i contraenti, senza imposizioni."
"Vi piace l'Anjin-san?"
"Sono sua concubina. Tocca a me piacere a lui."
"Potreste continuare a vivere con lui, se non esistesse il nostro accordo?"
"La vita con lui  molto, molto difficile, signore. Tutte le formalit, le cortesie d'obbligo, le usanze che rendono la vita sicura e degna e sopportabile, devono essere accantonate, o aggirate, perci la sua casa non  ben sicura, e non c' wa... non c' armonia per me.  quasi impossibile ottenere che i servi capiscano, e  quasi impossibile capire anche per me... per, s, potrei continuare a fare il mio dovere per lui."
"Io vi chiedo di rinunciare al nostro accordo."
"Il mio primo dovere  verso di voi. Il secondo  verso mio marito."
"Io pensavo, Fujiko-san, che l'Anjin-san dovrebbe sposarvi. Allora non sareste una concubina."
"Come un samurai non pu servire due signori, cos una moglie non pu servire due mariti. Il mio dovere  verso il mio defunto marito. Scusatemi, prego, ma non posso cambiare."
"Con la pazienza tutto pu cambiare. Presto l'Anjin-san conoscer meglio le nostre usanze e anche la sua casa conoscer il wa. Ha gi imparato in modo incredibile da quando...
"Oh, vi prego, signore, non fraintendetemi. L'Anjin-san  l'uomo pi straordinario che io abbia mai incontrato, e certo il pi buono. Mi ha reso grande onore e, s, so che la sua casa presto sar una vera casa, ma, scusatemi... io devo compiere il mio dovere. Che  verso mio marito, il mio unico sposo..." Con uno sforzo riusc a controllarsi. "Cos deve essere, ne? Deve, signore, o tutto... tutta la vergogna e le sofferenze e il disonore saranno senza senso, ne? La morte sua, quella di mio figlio, le sue spade spezzate e sepolte in un villaggio di eta... Senza compiere il mio dovere verso di lui, non diventerebbe come un gioco il nostro bushido?"
"Adesso dovete rispondere a una domanda, Fujiko-san: non dovrebbe prevalere su un dovere precedente il vostro dovere verso il vostro feudatario e verso un uomo incredibilmente coraggioso, che sta diventando dei nostri e  vostro padrone, e il dovere," aggiunse, credendo di intuire il motivo del suo viso fiorente, "verso suo figlio ancora non nato?"
"Io... io non porto in grembo suo figlio, signore."
"Ne siete sicura?"
"No, non sono sicura."
"Avete un ritardo?"
"S, ma di poco... potrebbe essere..."
Toranaga la osserv e attese. Con pazienza. Aveva ancora molto da fare prima di poter cavalcare lontano, lanciando nel cielo Kogo o Tetsuko, come tanto desiderava. Ma quello era un suo piacere personale e perci di nessun peso per il momento. Fujiko invece era importante e egli si era ripromesso che almeno per quel giorno avrebbe finto d'essere gi vincitore, di avere tempo e pazienza per sistemare tutto ci che era suo dovere sistemare. "Ebbene?"
"Mi dispiace, signore, no.
"E allora sar no, Fujiko-san. Scusate se ve l'ho chiesto, ma era necessario." Toranaga non era n adirato n contento. La ragazza rispettava le regole dell'onore e fin da quando avevano stretto il loro patto egli sapeva che nessun cambiamento sarebbe intervenuto.  quello che ci rende unici al mondo, pens soddisfatto. Un patto con la morte  un patto sacro. Le si inchin cerimoniosamente. "Vi elogio per il vostro senso dell'onore e del dovere verso vostro marito, Usagi Fujiko," dichiar, pronunciando il nome che era stato cancellato.
"Grazie, signore," esclam lei, felice per l'onore che le rendeva, e le lacrime le inondarono il viso per la gioia assoluta che la invadeva, sapendo che quelle sole parole bastavano a cancellare l'onta dall'unico marito che avesse avuto e amato.
"Ascoltatemi, Fujiko-san. Venti giorni prima dell'ultimo giorno partirete per Yedo... qualunque cosa avvenga a me. La vostra morte potr accadere durante il viaggio e dovr sembrare accidentale. Ne?"
"S, s, signore."
"Sar il nostro segreto. Tra voi e me soltanto."
"S, signore."
"Fino a quel momento resterete a capo della sua casa."
"S, signore."
"Ora, per favore, mandatemi Gyoko. Vi chiamer di nuovo prima di partire, perch ho altre cose da discutere con voi."
"S, signore." Fujiko si inchin profondamente. "Vi benedico perch mi liberate della vita." E si allontan.
Strano, pens Toranaga, come le donne possono mutare come i camaleonti: un momento sono brutte, poi attraenti, a volte bellissime, anche quando non lo sono.
"Mi avete mandato a chiamare, signore?"
"S, Gyoko-san. Che notizie mi portate?"
"Di ogni genere, signore." Gli occhi di Gyoko scintillavano e il suo viso lo fissava senza timore, ma dentro di s la donna era in subbuglio. Sentiva che quell'incontro non avveniva per caso e che Toranaga era pi pericoloso che mai. "Gli accordi per la Gilda delle Cortigiane procedono in modo soddisfacente, e si stanno preparando norme e regolamenti, da sottoporre alla vostra approvazione. A nord della citt c' una zona bellissima che..."
"La zona che ho gi scelto  pi vicina alla costa. Lo Yoshiwara."
Lei si congratul per la scelta, protestando in cuor suo. Era una zona detta la Palude delle Canne, uno stagno pieno di zanzare, che si doveva prosciugare e ristrutturare, prima di poterla recintare e riempire di costruzioni. "Eccellente, signore. Poi: si stanno preparando norme e regolamenti anche per le geishe."
"Bene. Che siano concise e precise. Che insegna metterete sull'ingresso di Yoshiwara?"
"'Il desiderio non resiste... bisogna aiutarlo, in qualche modo."
Toranaga rise e lei sorrise, senza rilassarsi, poi aggiunse in tono serio: "Permettetemi di ringraziarvi ancora una volta in nome delle generazioni future, signore."
"Non ho acconsentito per voi n per loro!" esclam Toranaga, e le cit uno dei suoi commenti nel Legato: "Lungo il corso della storia gli uomini virtuosi hanno sempre condannato i bordelli e i luoghi di piacere, ma gli uomini non sono virtuosi e il capo che metta fuori legge i bordelli e il cuscino, sar uno sciocco, perch presto mali pi gravi esploderanno come una pestilenza."
"Come siete saggio!"
"E quanto al raccogliere tutti i bordelli in un solo posto, significa poter sorvegliare i poco virtuosi, tassarli e servirli, tutto insieme. Avete avuto ragione, Gyoko-san, un'altra volta, 'Il desiderio non resiste'. Va a male in fretta. Poi?"
"Kiku-san  tornata in perfetta salute, signore."
"L'ho vista.  deliziosa! Mi dispiace... Yedo sar certo calda e spiacevole in estate. Siete sicura che ora stia bene?"
"Oh, s. Ma voi le siete molto mancato, signore. Dovremo accompagnarvi a Mishima?"
"Quali altre voci avete raccolto?"
"Solo che Ishido ha lasciato il castello di Osaka. I reggenti vi hanno dichiarato ufficialmente fuorilegge... che impertinenza, signore!"
"In che modo progetta di attaccarmi?"
"Non so, signore," rispose Gyoko, cauta. "Ma suppongo si tratti di una manovra a tenaglia: lungo la via del Tokaido, con Ikawa Hikoju, ora che suo padre  morto, e lungo la via del Koshu-kaido, dallo Shinano, visto che il Nobile Zataki si  scioccamente schierato con Ishido contro di voi. Ma dietro i vostri monti siete al sicuro. Oh, sono certa che vivrete sino a tarda et. Con il vostro permesso, io sposterei tutti i miei affari a Yedo."
"Certo. Nel frattempo vedete se vi riesce di scoprire dove avverr la mossa principale."
"Prover, signore. Sono tempi terribili, con il fratello contro il fratello e il figlio contro il padre."
Gli occhi di Toranaga si nascosero sotto le palpebre e mentalmente egli prese nota di aumentare la sorveglianza sul figlio maggiore, Noboru, che era stato molto legato al Taiko. "S," disse, "tempi terribili e di gravi cambiamenti. Qualcuno buono, qualcuno cattivo. Per esempio, voi adesso siete ricca. E vostro figlio, per esempio... non si occupa della vostra fabbrica di sakaOdawara?"
"S, signore." Sotto il trucco Gyoko divent grigia.
"Ha guadagnato parecchio, ne?
"Senza dubbio  il miglior direttore di fabbrica di Odawara, signore."
"Cos mi dicono. Ho un lavoro per lui. L'Anjin-san costruir un'altra nave e io gli fornisco tutti gli uomini e i materiali necessari, perci desidero che quanto riguarda gli aspetti commerciali sia trattato con la massima cura."
Gyoko quasi svenne per il sollievo. Si era aspettata che Toranaga li uccidesse tutti prima di partire per la guerra, o le ordinasse di suicidarsi, avendo scoperto che gli aveva mentito a proposito dell'Anjin-san e di Mariko, o per l'aborto di Kiku, avvenuto non per disgrazia, come lei gli aveva riferito un mese prima, ma per le sue insistenze con Kiku, che le aveva infine obbedito. "Oh ko, signore, quando volete che mio figlio si presenti a Yokohama? Vi garantir la nave pi economica che sia mai stata costruita."
"Nessuna economia! Voglio che sia la migliore possibile, al prezzo pi ragionevole. Lui sar sovrintendente e responsabile, agli ordini dell'Anjin-san."
"Signore, vi garantisco con tutte le mie future speranze che tutto sar come voi volete."
"Se la nave sar costruita alla perfezione, esattamente come vuole l'Anjin-san, entro sei mesi dal primo giorno, vostro figlio diventer samurai."
Gyoko si inchin profondamente e per un momento non fu in grado di parlare. "Perdonate una povera sciocca, signore. Grazie, grazie."
"Deve imparare tutto quello che l'Anjin-san pu insegnargli sulla costruzione delle navi, in modo da insegnarlo ad altri quando egli partir."
"Sar fatto."
"Poi: Kiku-san. I suoi meriti sono degni di un futuro migliore che restare dentro una scatola, come una fra tante."
Gyoko alz lo sguardo, di nuovo aspettandosi il peggio. "Volete vendere il suo contratto?"
"No. Non dovr pi essere una cortigiana e nemmeno una delle vostre geishe. Dovrebbe avere una casa, con poche altre signore, pochissime."
"Ma, signore, anche incontrandovi solo occasionalmente, quale vita migliore potrebbe desiderare?"
Lui si lasci complimentare e restitu i complimenti a lei e a Kiku, poi disse. "Per essere franco, Gyoko-san, mi attira troppo e io non posso permettermi di lasciarmi distrarre. E francamente  troppo bella per me, troppo perfetta... Scusatemi, ma anche questo dovr restare segreto fra noi."
"Certo, signore, tutto quel che volete," disse calorosamente Gyoko, cercando frenetica nella mente la vera ragione, perch quelle erano tutte bugie. "Se la persona scelta fosse qualcuno che Kiku potesse ammirare, morir contenta."
"Ma soltanto dopo aver provveduto perch entro sei mesi la nave dell'Anjin-san prenda il mare," ribatt in tono secco Toranaga.
"S, oh, certo." Gyoko agit il ventaglio, perch il sole era alto e l'aria afosa e pesante. Voleva capire il motivo della generosit di Toranaga, prevedendo che le sarebbe costata cara, molto cara. "Kiku-san soffrir molto a dover lasciare la vostra casa."
"Naturalmente e ritengo che dovrebbe esserci per lei un compenso per l'obbedienza mostrata a me, suo feudatario. Ci penser io... e non parlategliene per il momento."
"S, signore. Quando deve presentarsi mio figlio a Yokohama?"
"Ve ne informer prima di partire."
Gyoko si inchin e si allontan svelta. Toranaga and a nuotare. A nord il cielo era scuro e egli previde che presto avrebbe piovuto; Torn alla locanda vedendo giungere un gruppo di cavalieri da Yokohama.
Omi scese da cavallo e svolse il panno che racchiudeva la testa. "Il Nobile Kasigi Yabu ha obbedito, signore. Prima di mezzogiorno." La testa era stata lavata, i capelli riordinati, e stava conficcata in un paletto, sopra una base, come si usava comunemente.
Toranaga contempl il nemico, come tante altre volte, domandandosi che aspetto avrebbe avuto la sua testa dopo la morte, agli occhi dell'eventuale vincitore, se avrebbe mostrato terrore, o agonia, o collera, o orrore, o niente di tutto questo. O dignit. La maschera funebre di Yabu rivelava soltanto una furia cieca, con le labbra tirate in una smorfia di sfida feroce. " morto bene?"
"La migliore morte cui abbia mai assistito, signore. Cos ha detto anche il generale Hiro-matsu. Due tagli, poi il terzo alla gola. Senza aiuto e senza un grido. Questo  il suo testamento," concluse.
"Gli avete tagliato la testa con un colpo solo?"
"S, signore. Ho chiesto all'Anjin-san il permesso di usare la spada del Nobile Yabu."
"Quella di Yoshitomo, che io gli avevo regalato? L'ha data all'Anjin-san?"
"S, signore. Gli ha parlato tramite lo Tsukku-san e ha detto: 'Anjin-san, voglio darvela per ricordare il vostro arrivo a Anjiro e per ringraziarvi del piacere che mi diede allora il piccolo barbaro.' Dapprima l'Anjin-san ha rifiutato di prenderla, ma Yabu lo ha pregato e ha detto: 'Nessuno di questi mangiatori di sterco merita una lama simile.' E alla fine egli ha accettato."
Strano, pens Toranaga. Mi aspettavo che la lasciasse a Omi.
"Quali sono state le sue ultime istruzioni?" domand.
Omi gliele rifer. Con precisione. Se non fossero state scritte anche nel testamento consegnato pubblicamente al testimone ufficiale, Buntaro, non le avrebbe rivelate tutte, e anzi ne avrebbe inventate delle altre. Aveva ragione Yabu, pens incollerito, ammonendosi di ricordare sempre che la penna  un'arma lunga, che colpisce anche dopo la morte.
"Per rispettare il coraggio di vostro zio nella morte, io rispetto i suoi desideri. Tutti, senza nessun cambiamento, ne?" disse Toranaga, mettendolo alla prova.
"S, signore."
"Yuki!"
"S, signore?" rispose la cameriera, accorrendo.
"Porta del cha, prego."
La donna corse via e Toranaga riflett sulle ultime volont di Yabu. Erano tutte sagge. Mizuno era uno stupido, e avrebbe ostacolato Omi. La madre era una vecchia strega untuosa e irritante, che pure ostacolava Omi. "Benissimo, dato che voi accettate, le sue volont sono confermate. Tutte. E desidero anche approvare le ultime volont di vostro padre, prima che divengano operanti. Quale compenso per la vostra devozione, vi nomino comandante del Reggimento Moschettieri."
"Grazie, signore, ma non merito un tale onore," rispose Omi, esultante.
"Naga sar il comandante in seconda. Voi siete nominato capo dei Kasigi e il vostro nuovo feudo comprender i territori di confine dell'Izu, da Atami a est fino a Nimazu a ovest, compresa la capitale Mishima, con una rendita annua di tremila koku."
"Grazie, signore. Prego... non so come ringraziarvi. Non sono degno di tanti onori."
"Rendetevene degno, Omi-sama," gli rispose Toranaga, con cordialit. "Prendete subito possesso del castello di Mishima. Lasciate oggi stesso Yokohama e presentatevi a Mishima al Nobile Sudara. Il Reggimento Moschettieri sar inviato a Hakon entro quattro giorni. E vi informo, in via riservata, che l'Anjin-san lo rimando ad Anjiro, dove costruir una nuova nave. Passerete a lui il vostro feudo attuale. Subito."
"S, signore. Posso dargli la mia casa?"
"S, potete," disse Toranaga, perch naturalmente un feudo comprendeva tutto quanto vi era contenuto, case, terreni, contadini, pescatori e barche. Entrambi sollevarono lo sguardo sentendo la risata squillante di Kiku e la videro nel cortile lontano, che giocava al lancio dei ventagli con la cameriera Suisen. Toranaga aveva comprato anche il suo contratto per consolare Kiku dopo l'aborto.
Per quanto tentasse di nasconderla, l'adorazione di Omi apparve evidente a chiunque, nel vedersela davanti cos all'improvviso. Poi Kiku si accorse che la stavano osservando, si illumin di un sorriso e li salut con la mano. Toranaga le rispose e ella torn al suo divertimento.
" una delizia, ne?"
Omi si sent arrossire fino alle orecchie. "Infatti."
In origine Toranaga aveva comprato Kiku per allontanarne Omi, perch rappresentava una delle debolezze di lui e poteva costituire un premio, da concedere o da ritirare fino a quando Omi non avesse dimostrato la propria fedelt e non avesse aiutato a eliminare Yabu. Omi aveva contribuito, in modo quasi miracoloso, e pi volte si era dimostrato fedele. L'inchiesta fra i servi era stata un'idea di Omi, e molte idee felici di Yabu, se non tutte, erano venute da Omi. E sempre Omi aveva scoperto, un mese prima, i particolari di un complotto ordito da Yabu con alcuni ufficiali dell'Izu del Reggimento Moschettieri, che volevano assassinare Naga e altri ufficiali Marroni, durante la battaglia.
"Non c' possibilit di errore?" gli aveva chiesto Toranaga, quando Omi gli aveva riferito del complotto in segreto, mentre a Mishima attendevano i risultati dell'impresa di Mariko.
"No, signore. Qui fuori aspetta Kiwami Matano del Terzo Reggimento dell'Izu."
L'ufficiale dell'Izu, un robusto uomo di mezza et, aveva rivelato tutto il complotto, comprese le parole d'ordine e il piano da seguire. "Non potevo pi vivere con la vergogna di questa consapevolezza, signore. Voi siete il nostro feudatario. Devo aggiungere, per onest, che il piano sarebbe entrato in funzione solo se necessario. Immagino che questo volesse dire nel caso che Yabu-sama decidesse di cambiare partito durante la battaglia. Mi dispiace, il primo obiettivo dovevate essere voi, poi Naga-san e infine il Nobile Sudara."
"Quando  stato ordito il piano e chi ne  al corrente?"
"Poco dopo la formazione del reggimento. Lo conosciamo in cinquantaquattro... ne ho scritti tutti i nomi per Omi-sama. Il piano, con il nome in codice 'Susino', doveva essere confermato personalmente da Kasigi Yabu-sama prima che partisse per Osaka, l'ultima volta."
"Grazie. Elogio la vostra lealt. Manterrete il segreto fino a quando ve lo dir io. Poi vi verr assegnato un feudo di cinquemila koku."
"Perdonatemi, signore, ma non merito niente. Chiedo il permesso di fare seppuku, per aver tenuto cos a lungo questo vergognoso segreto."
"Il permesso  rifiutato. Obbedirete ai miei ordini."
"Scusatemi, prego, ma non merito questa ricompensa. Almeno permettetemi di restare come sono. Parlare era mio dovere e non merita ricompensa. In verit dovrei essere punito."
"Qual  la vostra rendita attuale?"
"Quattrocento koku, signore.  sufficiente."
"Penser a quanto mi dite, Kiwami-san."
Quando l'ufficiale se ne era andato, Toranaga aveva domandato a Omi: "Che cosa gli avete promesso, Omi-san?"
"Niente, signore.  venuto da me ieri, spontaneamente."
"Un onesto? Volete dirmi che  un uomo onesto?"
"Questo non lo so, signore. Ma ieri si  presentato da me e io sono corso da voi."
"Allora deve essere compensato. Una simile lealt vale pi di ogni altra cosa, ne?
"S, signore."
"Non parlate con nessuno di questa faccenda."
Omi si era allontanato e Toranaga si era chiesto se non avessero montato il complotto lo stesso Omi e Mizuno, per screditare Yabu. Subito aveva messo all'opera le sue spie per scoprire la verit. Il complotto era risultato autentico e l'incendio della nave era stato un ottimo pretesto per sterminare i cinquantatr traditori, tutti messi di guardia quella notte, fra gli uomini dell'Izu. Kiwami Matano era stato spedito all'estremo nord, con un buon feudo, anche se modesto.
"Questo Kiwami  certamente il pi pericoloso di tutti," aveva affermato Sudara, l'unico messo al corrente della congiura.
"S. E andr sorvegliato per tutta la vita, senza concedergli fiducia. Ma in genere esiste del buono nella gente malvagia e della malvagit nella gente buona. Devi scegliere il bene e liberarti del male, senza sacrificare il buono. Niente nei miei domini pu essere sprecato alla leggera."
S, pens in quel momento Toranaga, con profonda soddisfazione, ti meriti una ricompensa, Omi. "Ascoltate, Omi-san, la battaglia avr inizio entro pochi giorni. Voi mi avete servito lealmente. Sul campo di battaglia, dopo la vittoria, io vi nominer feudatario dell'Izu e la vostra discendenza Kasigi avr nuovamente il feudo per eredit."
"Perdonate, signore, non merito tanto onore," rispose Omi.
"Siete giovane, ma promettete molto, molto pi di quanto farebbe sperare la vostra et. Assomigliate molto a vostro nonno per intelligenza, ma lui non aveva pazienza." Di nuovo si udirono le risate femminili, e Toranaga osserv Kiku, cercando di prendere una decisione, adesso che il suo piano originario era cambiato.
"Posso chiedervi che cosa intendete con 'pazienza', signore?" chiese Omi, intuendo che Toranaga voleva sentire quella domanda.
Toranaga continu a guardare la ragazza, confortato dalla sua presenza. "Pazienza significa dominarvi. Le emozioni sono sette, ne? Gioia, ira, ansia, adorazione, dolore, paura e odio. Se non si lascia loro via libera, si  pazienti. Io non sono forte come potrei, ma sono paziente. Capito?"
"S, signore, con molta chiarezza."
"La pazienza  indispensabile in un capo."
"S."
"Quella dama, per esempio... per me  una distrazione.  troppo bella, troppo perfetta per me. Io sono troppo semplice per una creatura cos eccezionale. Perci ho deciso che appartenga a un altro."
"Ma, signore, anche come una delle vostre dame minori..." Omi ringhiott l'adulazione che entrambi sapevano vuota, anche se d'obbligo, e preg in cuor suo, come non aveva mai pregato, sapendo che una possibilit esisteva, ma che non avrebbe mai potuto esprimerla apertamente.
"Certo," assent Toranaga, "ma un grande talento merita dei sacrifici." Ancora stava contemplando Kiku, che giocava con i ventagli con una gaiezza contagiosa. Mi dispiace, Kiku-san, ma devo consegnarti a altri, per metterti in fretta fuori portata. La verit  che mi sto attaccando troppo a te, anche se Gyoko non ci creder mai, n ci creder Omi, e neppure tu stessa. "Kiku-san  degna di una casa soltanto sua. Con un marito soltanto suo."
"Meglio concubina del pi umile samurai che moglie di un contadino o di un mercante, per quanto ricco."
"Non sono d'accordo."
Per Omi quelle parole suonarono definitive. Karma, si disse, vinto dalla disperazione. Cancella la tristezza, stupido. Il tuo feudatario ha deciso, e cos la storia finisce. Midori  una moglie perfetta. Tua madre diventer monaca e cos la tua casa sar in armonia.
Quanta tristezza, oggi, e quanta felicit: daimyo futuro dell'Izu, comandante del reggimento, e l'Anjin-san ad Anjiro... quindi la prima nave sar costruita nell'Izu, nel mio feudo. Cancella la tristezza. La vita  tristezza. Kiku-san ha il suo karma, io il mio, Toranaga il suo e Yabu-san ha dimostrato quanto sia sciocco preoccuparsi di questo o quello o di qualunque cosa.
Omi alz lo sguardo su Toranaga, con la mente chiara e ogni elemento ben inquadrato. "Perdonatemi, signore. Stavo pensando in modo confuso.
"Potete salutarla, se volete, prima di partire."
"Grazie, signore." Omi riavvolse nel panno la testa di Yabu. "Volete che la seppellisca o che la metta in mostra?"
"Mettetela su una picca, davanti al relitto."
"S, signore."
"Com' la sua poesia di morte?"
Omi declam: "'Che altro sono le nuvole / se non un pretesto per il cielo? / Che cosa  la vita / se non una fuga dalla morte?'
Toranaga sorrise. "Interessante." Omi si inchin e, consegnata la testa a uno dei suoi uomini, si rec nel cortile.
"Signora," disse, inchinandosi con garbata cerimoniosit, "sono lieto di vedervi sana e felice.
"Sono vicina al mio signore, Omi-san, che  forte e contento. Come potrei non essere felice?"
"Sayonara, signora."
"Sayonara, Omi-sama." Kiku si inchin, conscia a un tratto di una fine, che non aveva mai sentito cos reale. Una lacrima le scese per la guancia e ella l'asciug in fretta, inchinandosi di nuovo, mentre Omi si allontanava. Segu con lo sguardo la figura alta, il passo lungo e fermo, e avrebbe voluto piangere e gridare, con il cuore che stava per spezzarsi, ma le risuonarono all'orecchio, come sempre, le parole tanto ripetute nella sua memoria, le parole dolci e sagge: "Perch piangi, bambina? Noi del Mondo dei Salici viviamo solo un attimo, e dedichiamo il nostro tempo ai piaceri del fiore di ciliegio, della neve e delle foglie d'acero, al richiamo di un grillo, alla bellezza della luna, decliniamo e cresciamo e rinasciamo, cantando le nostre canzoni e bevendo cha e sak, esperte di profumi e di sete, carezzando per piacere, e sempre lasciandoci trasportare. Ascolta, bambina: mai tristezza, lasciati sempre portare dalla corrente sul fiume della vita. Sei fortunata, Kiku-chan, sei una principessa dell'Ukiyo, del Mondo Galleggiante, lasciati andare, vivi solo nell'attimo presente..."
Kiku asciug un'altra lacrima, l'ultima. Sciocca a piangere! Non piangere pi, si comand. Sei cos incredibilmente fortunata! Sei concubina del grande daimyo in persona, anche se ufficiosa e una delle meno importanti, ma che importa? i tuoi figli nasceranno samurai. Non  il dono pi grande del mondo? Non te lo aveva forse predetto l'indovino? Sembrava incredibile, e adesso  vero. Se devi piangere, ci sono cose pi gravi su cui piangere... sulla creatura che avevi in grembo e che quella bevanda disgustosa ti ha tolto. Ma anche su quello, perch piangere? Non era ancora che una "cosa", non un bambino, e chi ne era il padre, in realt?
"Non lo so con sicurezza, Gyoko-san, ma credo sia del mio signore," aveva detto, perch lo desiderava cos disperatamente samurai.
"E se nascesse con gli occhi azzurri e la pelle chiara? Potrebbe, ne? Conta i giorni."
"Li ho contati e ricontati, quante volte!"
"Allora sii onesta con te stessa. Mi dispiace ma il futuro di tutte e due, te e me, dipende ora da te. Hai ancora tanti anni davanti per procreare. Non hai che diciotto anni, ne? Meglio essere sicura, bambina, ne?"
S, pens di nuovo, sei stata saggia, Gyoko-san, e io ero sciocca. Non si trattava che di una "cosa" e noi giapponesi siamo tanto saggi da sapere che un bambino non  un vero bambino fino a trenta giorni dopo la nascita, quando il suo spirito  ormai definitivamente entrato nel corpo e il suo karma  ormai inesorabile. Oh, sono fortunata, s, e voglio un figlio e poi un altro e un altro ancora, e mai una femmina. Poverette le femmine! Oh dei, benedite l'indovino e grazie, grazie, per il mio karma che mi ha fatto la favorita del grande daimyo, cos i miei figli saranno samurai, e vi prego, rendetemi degna di tante meraviglie...
"Che cosa succede, padrona?" domand la piccola Suisen, intimorita dalla gioia che sembrava sprizzare dai pori di Kiku.
Ella sospir contenta. "Pensavo all'indovino e al mio signore e al mio karma, di lasciarmi trascinare..."
S'inoltr nel cortile, alla ricerca di Toranaga, riparandosi con il parasole scarlatto. Toranaga era quasi nascosto da cavalli, samurai e falconi, ma ella lo scorse sulla veranda. Stava bevendo il cha e Fujiko era di nuovo inchinata davanti a lui. Presto toccher a me, pens. Forse stanotte potremo dare vita a una nuova "cosa". Oh, prego... e, piena di gioia, torn al suo gioco.
Fuori del portone Omi stava montando a cavallo. Poi spron l'animale al galoppo, sempre pi in fretta, perch la velocit lo rinfrescava, lo ripuliva e l'odore acre della cavalcatura lo confortava. Non si gir a guardarla, perch era inutile. Sapeva di aver abbandonato ai suoi piedi tutte le passioni della vita. Sapeva che non avrebbe mai pi conosciuto la passione e l'adorazione, quell'estasi che unendo gli spiriti accende l'animo dell'uomo e della donna. Ma non ne soffriva. Anzi, pens, scoprendosi una nuova chiarezza gelida della mente, benedico Toranaga per avermi liberato da una schiavit. Adesso niente pi mi lega. N padre n madre n Kiku. Adesso anche io posso essere paziente. Ho ventun anni, sono quasi daimyo dell'Izu, ho un mondo da conquistare e vincere.

"S, signore?" stava dicendo Fujiko.
"Da qui andrete direttamente a Anjiro. Ho deciso di dare in feudo all'Anjin-san il territorio di Anjiro, invece che quello di Yokohama. Venti ri intorno al villaggio, in ogni direzione, con una rendita annua di quattromila koku. Prenderete la casa di Omi-san."
"Posso ringraziarvi da parte sua, signore? Scusate, non ho capito se lui sia gi informato di tutto questo."
"No, gliene parler oggi. Gli ho ordinato di costruire una nave, Fujiko-san, per sostituire quella distrutta, e Anjiro offrir un cantiere ottimo sotto ogni aspetto, molto meglio di Yokohama. Ho combinato con Gyoko che suo figlio diventi sovrintendente per la parte commerciale, e tutti gli artigiani e i materiali saranno pagati con fondi del mio tesoro. Dovete aiutarlo a creare una specie di amministrazione e di direzione."
"Oh ko, signore" esclam preoccupata. "Il mio tempo presso l'Anjin-san sar cos breve..."
"S. Devo trovargli un'altra concubina... o una moglie. Ne?"
Fujiko alz lo sguardo, stringendo gli occhi. "Come posso aiutarvi, prego?"
"Chi suggerireste? Io voglio che l'Anjin-san sia contento. Chi  contento lavora meglio, ne?"
"Certo." Fujiko riflett un poco. Chi poteva reggere il confronto con Mariko? Poi sorrise. "Signore, l'attuale moglie di Omi-san, Midori-san. La suocera la detesta, come sapete, e vorrebbe che Omi-san divorziasse... chiedo scusa, ma ha avuto la maleducazione di dirlo davanti a me. Midori-san  cos bella e cos intelligente!"
"Credete che Omi-san voglia divorziare?" Un altro pezzo andava a incastrarsi nel disegno generale.
"Oh, no, signore, sono sicura di no. Quale uomo desidera davvero obbedire a sua madre? Ma questa  la nostra legge, e lui divorzierebbe non appena i suoi genitori lo chiedessero, ne? Anche se ha un pessimo carattere, sua madre certo sa qual  il meglio per lui, naturalmente. Scusate, ma  una cosa importante e io devo dirvi la verit. Non intendo certo offendere, signore, ma il dovere filiale rappresenta uno dei pilastri della nostra legge."
"Infatti," rispose Toranaga, meditando su quella nuova felice ipotesi. "L'Anjin-san considererebbe favorevolmente questa proposta?"
"No, signore, se voi gli ordinaste il matrimonio... ma, scusate, non c' bisogno che lo ordiniate."
"No?"
"Forse potreste trovare il modo di farglici pensare lui stesso. Sarebbe il meglio. Quanto a Omi-san, ovviamente, potete ordinarglielo."
"Certo. Voi approvereste Midori-san?"
"Oh, s. Ha diciassette anni, un figlio sano e robusto,  di buona stirpe samurai e darebbe all'Anjin-san dei figli sani. Immagino che i genitori di Omi-san vorranno che Midori-san ceda il figlio a Omi-san, ma se non fosse cos, l'Anjin-san potrebbe adottarlo. So che al mio padrone lei piace, perch Mariko-sama mi ha raccontato che le ha parlato di lei.  di buona famiglia, molto abile e prudente. Con lei l'Anjin-san potrebbe vivere tranquillo. E inoltre i suoi genitori sono morti, cos nessuno pu opporsi a un suo matrimonio con... con l'Anjin-san."
Toranaga si gingill con quella proposta. Devo tenere Omi sulle spine, perch fin troppo facilmente diventer lui stesso una spina nel mio fianco, E non ho bisogno di intervenire per far divorziare Midori: il padre di Omi avr certo le sue ultime volont ben precise da lasciare prima di fare seppuku, e sua moglie senza dubbio insister che il suo ultimo gesto importante sulla terra sia quello di dare al figlio la moglie giusta. Quindi Midori finir divorziata comunque, entro pochi giorni. S, sarebbe un'ottima moglie.
"Se non fosse lei, Fujiko-san, che cosa ne direste di Kiku-san?"
Fujiko lo guard a bocca aperta. "Oh, scusate, signore, ma voi la volete abbandonare?"
"Forse. Ebbene?"
"La giudicherei perfetta come concubina, signore.  cos brillante e meravigliosa! Anche se mi rendo conto che pu essere una distrazione invincibile per un uomo qualsiasi e anche se, purtroppo, ci vorranno ancora anni prima che l'Anjin-san apprezzi veramente il suo modo di cantare e di danzare e il suo spirito. Come moglie?" comment, con quel tanto di enfasi sufficiente a provare la sua totale disapprovazione. "Le signore del Mondo dei Salici, signore, non vengono allevate come le altre. I loro talenti si sviluppano in altre direzioni... La responsabilit degli affari e delle finanze di una casa di samurai  molto diversa dal Mondo Galleggiante."
"Potrebbe imparare?"
Fujiko esit a lungo. "La soluzione perfetta per l'Anjin-san sarebbe avere Midori-san per moglie e Kiku-san per concubina."
"Potrebbero imparare a convivere, dati i loro diversi... atteggiamenti?"
"Midori-san  samurai, signore. Sarebbe suo dovere e voi potreste ordinarglielo, e altrettanto a Kiku-san."
"Ma non all'Anjin-san?"
"Voi lo conoscete meglio di me, signore. Ma nelle questioni del cuscino... bene, sarebbe opportuno che decidesse da s."
"Toda Mariko-sama sarebbe stata la moglie perfetta per lui, ne?"
" un'idea straordinaria, signore," rispose Fujiko, senza un battito di ciglia. "Certo nutrivano un enorme rispetto uno per l'altra."
"Infatti," disse lui, secco. "Ebbene, grazie, Fujiko-san, rifletter sulle vostre parole. Lui arriver a Anjiro entro dieci giorni."
"Grazie, signore. Mi permetterei di suggerirvi di comprendere nel feudo dell'Anjin-san il porto di Ito e le fonti di Yokos."
"Perch?"
"Ito per l'eventualit che Anjiro non sia di dimensioni sufficienti. Forse per una nave cos grande occorreranno scali di costruzione pi spaziosi e forse a Ito sono disponibili. Yokos..."
"Ci sono?"
"S, signore. E..."
"Ci siete andata?"
"No, signore, ma l'Anjin-san  interessato al mare, e cos pure voi. Era mio dovere imparare qualcosa di navi e cantieri, e quando abbiamo saputo che la nave dell'Anjin-san era bruciata, mi sono chiesta se fosse possibile costruirne un'altra, e come e dove. L'Izu  una scelta perfetta. Sar facile tenere lontani i soldati di Ishido."
"E Yokos perch?"
"Perch un hatamoto deve avere un posto fra i monti dove ospitarvi nel modo che voi avete diritto di attendervi."
Toranaga la scrutava attento. Fujiko appariva docile e mite, ma egli la sapeva inflessibile, pi di lui stesso, e decisa a non cedere, se non dietro un suo ordine preciso. "Va bene. E rifletter su quanto avete detto di Midori-san e Kiku-san."
"Grazie, signore," rispose lei, lieta di aver compiuto il suo dovere verso il suo padrone e di aver pagato il debito verso Mariko. Ito per il cantiere, e Yokos perch era il luogo in cui Mariko le aveva detto che era veramente nato il loro "amore".
"Sono cos fortunata, Fujiko-chan," le aveva detto a Yedo. "Il viaggio fino a qui mi ha donato pi gioia di quanta avrei diritto di aspettarmi in venti esistenze."
"Io vi prego di proteggerlo a Osaka, Mariko-san. Perdonate, ma lui non  come noi, non  civile come noi, poveretto. Il nirvana per lui  la vita non la morte."
Questo  ancora vero, pensava Fujiko, benedicendo il ricordo di Mariko. Mariko, e nessun altro, aveva salvato l'Anjin-san - n il dio cristiano e nessun altro dio, n l'Anjin-san stesso, e nemmeno Toranaga, nessuno, se non Mariko. Toda Mariko-noh-Akechi Jinsai l'aveva salvato. Prima di morire innalzer un tempio a Yokos e fisser un lascito perch ne sorgano anche uno a Yedo e uno a Osaka. Sar una delle mie ultime volont, Toranaga-sama, promise a se stessa, voltandosi a guardarlo, confortata da tutte le altre cose belle che doveva ancora fare per l'Anjin-san. Midori come moglie, certo, mai Kiku in moglie, ma solo come concubina, e non la principale. E il feudo esteso fino a Shimoda, sull'estrema costa meridionale dell'Izu. "Volete che parta subito, signore?"
"Potete restare qui stanotte, e partire domani. Andate l direttamente, senza passare da Yokohama."
"S, capisco. Scusate, posso prendere possesso del nuovo feudo del mio padrone a nome suo - e di tutto quanto contiene - dal momento del mio arrivo?"
"Kawanabi-san vi consegner i documenti necessari prima della partenza da qui. E ora, prego, mandatemi Kiku-san."
Fujiko si inchin e se ne and. Toranaga brontol fra s. Peccato che voglia ammazzarsi.  quasi troppo preziosa per perderla, e troppo intelligente. Ito e Yokos? Ito lo capisco, ma Yokos? E cosa altro aveva per la mente?
Vide Kiku attraversare il cortile assolato, i piccoli piedi nei tabi bianchi che quasi danzavano, dolce e elegante nelle sue sete, sotto il parasole rosso. Un sogno per ogni uomo che la scorgeva. Ah, Kiku, pens, non posso permettermi queste invidie, mi dispiace. E non posso permettermi te, in questa vita. Avresti dovuto restare dov'eri, cortigiana di Prima Classe del Mondo Galleggiante. O meglio ancora geisha. Che splendida idea, quella della vecchia megera! Saresti al sicuro, propriet di molti, adorata da molti, causa di tragici suicidi e violente contese e generosi doni, adulata e temuta, coperta di denaro, che tratteresti con disprezzo. Una leggenda... finch la tua bellezza fosse in pieno fulgore. Adesso invece io non posso tenerti, mi dispiace. Qualunque samurai a cui ti dessi per concubina, porterebbe con s una lama a due tagli: la distrazione dai suoi doveri e l'invidia di tutti gli altri uomini. Ne? E pochi acconsentirebbero a sposarti, scusami, ma questa  la verit e oggi  un giorno di verit. Fujiko ha ragione. Non sei addestrata a dirigere la casa di un samurai, mi spiace. Appena la tua bellezza scomparir - anche se la tua voce e il tuo spirito dureranno nel tempo - finiresti fra il sudiciume del mondo. Mi spiace, ma anche questa  verit. E un'altra verit  che le signore del Mondo Galleggiante, anche le pi famose,  meglio che restino nel loro mondo, a dirigere altre case, quando l'et avanza, che restino a piangere sui loro amanti perduti e la giovinezza perduta, con barili di sak, annacquato dalle loro lacrime. Le meno importanti possono al massimo diventare mogli di un contadino o un pescatore o un mercante, o un artigiano, nel mondo da cui tu sei venuta, come quel fiore eccezionale e inatteso che sboccia nel deserto, senza altra ragione che il karma, destinato a scomparire ben presto.
 molto triste. Come posso darti dei figli samurai?
Tienila tu per il resto della tua vita, gli suggeriva il cuore pi segreto. Lo merita. Non ingannare te stesso come inganni gli altri. La verit  che potresti benissimo tenerla, prendendola un poco e un poco lasciandola, come la tua favorita Tetsu-ko, o come Kogo. Kiku non  per te come un falcone? Preziosa, s, unica, s, ma solo un falcone che nutri sul tuo pugno, da lanciare su una preda e riattirare col tuo richiamo, da lasciare in disparte per una stagione, o da lasciare sparire per sempre. Non mentire a te stesso. Sarebbe fatale. Perch non la tieni? Non  che un altro falcone, delizioso da guardare, unica, certo, e deliziosa sul cuscino...
"Perch ridete? Perch cos felice, signore?"
"Perch vedervi  una gioia, signora."

Blackthorne appoggi tutto il peso su uno dei tre cavi attaccati alla chiglia del relitto. "Hipparuuuu!" grid. Tirate!
A ogni cavo c'erano un centinaio di samurai, coperti dal solo perizoma, che tiravano con entusiasmo. Era pomeriggio, con la bassa marea, e Blackthorne sperava di poter sollevare il relitto e trascinarlo a riva per recuperare tutto il possibile. Constatando con vivo piacere che tutti i cannoni erano stati ripescati il giorno dopo l'incendio, e erano quasi nelle ottime condizioni di quando avevano lasciato la fonderia presso Chatham, nella sua nativa contea del Kent, aveva modificato il progetto originario. Anche un migliaio di palle, e molte parti metalliche e catene erano state recuperate. Molte erano sciupate, ma nelle sue mani c'erano gli elementi fondamentali di una nave, pi di quanti ne avesse sognati.
"Mirabile, Naga-san! Mirabile!" si era congratulato, quando Naga gli aveva mostrato quanto era stato capace di salvare.
"Oh, grazie, Anjin-san, Abbiamo tentato di tutto."
"Va tutto bene adesso!" S, aveva esultato dentro di s. La Signora adesso sar forse un po' pi lunga e al traverso, ma sempre snella come un levriero e sar una nave capace di battere tutte le altre.
Ah, Rodrigues, aveva pensato senza rancore, sono contento che tu quest'anno te ne vada tranquillo e che l'anno prossimo ce ne sar un altro da mandare a fondo. Se Ferriera sar il capitano-generale, lo considererei un dono dal cielo, ma non ci conto e comunque sono contento che tu sia in salvo. Ti devo la vita e sei un grande pilota.
"Hipparuuuuu!" grid di nuovo, e i cavi si tesero, grondando acqua come fsse sudore, ma il relitto non si mosse.
Dopo quell'alba sulla spiaggia con Toranaga, con la lettera di Mariko fra le mani, e dopo la scoperta dei cannoni, le ore del giorno non gli bastavano pi. Aveva tracciato i primi disegni e preparato liste su liste, poi aveva cambiato i progetti e con molta prudenza aveva completato i suoi elenchi degli uomini e dei materiali necessari, per non commettere nessuno sbaglio. E da qualche giorno si immergeva nello studio del dizionario fino a notte alta, per imparare le parole da usare con gli artigiani, per spiegare cosa volesse e come potessero fare. Molte volte, disperato, era stato sul punto di rivolgersi per aiuto al prete, ma sapeva che ormai nessun aiuto gli sarebbe venuto da quella parte, che l'inimicizia era definitiva. Karma, si era detto, compassionando il prete per il suo errato fanatismo.
"Hipparuuuuuuu!" Di nuovo i samurai si accanirono contro le forze del mare e della sabbia, poi cominciarono a scandire una nenia e a tirare tutti insieme. Il relitto si mosse di una frazione di centimetro e loro raddoppiarono gli sforzi. E a un tratto si liber e tutti caddero per terra. Si rialzarono ridendo, complimentandosi a vicenda e si riattaccarono ai cavi. Ma il relitto era di nuovo saldamente incagliato. Blackthorne insegn come spostare i cavi da una parte e poi dall'altra, per muovere la massa verso babordo o tribordo, ma sembrava ancorata.
"Dovr metterci delle boe, e poi la marea ci penser lei a sollevarlo," disse in inglese.
"Dozo?" domand Naga, stupito.
"Ah, gomen nasai, Naga-san." A forza di segni e di illustrazioni tracciate sulla sabbia riusc a spiegarsi, maledicendo la mancanza di vocaboli: bisognava fabbricare una zattera e legarla al relitto durante la bassa marea, poi l'alta marea avrebbe sollevato il relitto e loro l'avrebbero tirato a riva. Con la successiva bassa marea sarebbe stato facile procedere, perch nel frattempo avrebbero predisposto dei rulli su cui appoggiarlo.
"Ah so desu!" esclam Naga, impressionato. Lo spieg agli altri ufficiali, che pure ammirarono l'ingegnosit di Blackthorne e i suoi vassalli si gonfiarono di vanit per riflesso.
Blackthorne se ne accorse e ne chiam uno. "Dove sono le vostre buone maniere?"
"Come? Oh, scusate, signore, scusate se vi ho offeso."
"Per oggi vi scuso, domani no. Nuotate fino alla nave, a slegare questo cavo.
Il ronin-samurai trem e rote gli occhi. "Perdonate, signore, io non so nuotare." Sulla spiaggia piomb il silenzio e Blackthorne cap che tutti aspettavano di vedere che cosa sarebbe accaduto. Si infuri con se stesso, perch un ordine era un ordine e lui aveva involontariamente pronunciato una sentenza di morte, che non era certo meritata in quel caso. Riflett un momento. "Ordini di Toranaga-sama, tutti devono saper nuotare. Ne? Tutti i miei vassalli nuoteranno in trenta giorni. Meglio nuotare in trenta giorni. Voi, in acqua... prima lezione subito."
Il samurai, pieno di timore, s'incammin nell'acqua, sentendo di essere un uomo morto. Blackthorne lo raggiunse e quando la testa dell'uomo scomparve sott'acqua, lo tir su, non troppo gentilmente, e lo costrinse a nuotare, lasciandolo affondare di tanto in tanto, ma mai in modo pericoloso. Raggiunsero cos il relitto, col samurai che sputava e tossiva, ma resisteva. Poi lo spinse verso riva di nuovo, e a pochi metri dal bassofondo lo lasci andare. "Nuotare!"
Il samurai usc simile a un gattino semiaffogato. Mai pi si sarebbe pavoneggiato davanti al suo padrone. I suoi compagni acclamarono e tutti quelli sulla spiaggia che sapevano nuotare si rotolarono in terra dalle risate.
"Molto bene, Anjin-san," disse Naga. "Molto saggio." Rise di nuovo, poi aggiunse, "Prego, io mando gli uomini per i bamb. Per la zattera. ne? Domani cercher di avere tutto qui."
"Grazie."
"Oggi tiriamo ancora?"
"No, no, grazie..." Blackthorne s'interruppe: su una duna era ritto padre Alvito, che li osservava. "No, grazie, Naga-san. Finito oggi. Scusatemi, prego." Si avvi verso i vestiti e le spade, ma i suoi uomini glieli stavano gi portando. Senza fretta si rivest e infil le spade alla cintura.
"Buon pomeriggio," disse, avvicinandosi ad Alvito. Il prete aveva la faccia tirata, ma l'espressione era abbastanza amichevole, come nei giorni prima della violenta lite presso Mishima. Blackthorne sent accrescersi i sospetti.
"Anche a voi, capitano-pilota. Io partir domani mattina. Vorrei parlarvi un momento, se non vi spiace."
"Affatto."
"Che cosa fate? Cercate di recuperare il relitto?"
"S."
"Non vi servir a molto, temo."
"Non importa. Voglio provarci."
"Siete proprio convinto di poter costruire un'altra nave?"
"Oh, s," rispose Blackthorne, paziente, domandandosi che cosa, in realt, volesse Alvito.
"Chiamerete qui i resti del vostro equipaggio per aiutarvi?"
"No," disse lui, dopo un attimo di riflessione. "Stanno meglio a Yedo. Quando la nave sar quasi pronta... c' tempo, molto tempo, prima di portarli qui."
"Vivono con gli eta, vero?"
"S."
" per questo motivo che non li volete qui?"
" uno dei motivi."
"Non vi biasimo. Ho saputo che sono molto litigiosi e quasi sempre ubriachi. Sapete che una settimana fa hanno litigato fra loro e la casa  bruciata, a quanto si racconta?"
"Non lo sapevo. Qualcuno si  ferito?"
"No. Ma solo per grazia di Dio. La prossima volta... A quanto pare, uno di loro riesce a distillare alcool.  terribile vedere come l'alcool possa ridurre un uomo."
"S. Un peccato per la loro casa. Se ne costruiranno un'altra."
Alvito annu e guard il relitto, lambito dalle onde. "Volevo dirvi prima di partire che so cosa significhi per voi la perdita di Mariko-san. Il vostro racconto degli episodi di Osaka mi ha profondamente rattristato, ma in un certo senso mi ha anche sollevato. Capisco ora il senso del suo sacrificio... Vi aveva parlato di suo padre, di quell'altra tragedia?"
"S, in parte."
"Ah, perci anche voi capite. Io conoscevo bene Ju-san Kubo."
"Intendete dire Akechi Jinsai?"
"S, scusate! Adesso  conosciuto con quel nome. Non ve ne ha parlato Mariko-sama?"
"No."
"Il Taiko lo aveva soprannominato ironicamente 'Ju-san Kubo, Shogun dei Tredici Giorni'. La sua ribellione dur in tutto tredici giorni. Era un uomo di valore, ma ci odiava, non perch cristiani, ma perch stranieri. Io mi sono spesso chiesto se Mariko-sama non si fosse fatta cristiana per conoscerci meglio e distruggerci. Egli afferm pi volte che ero stato io a avvelenare l'animo di Goroda contro di lui."
"Era vero?"
"No."
"Com'era?"
"Piccolo, calvo, molto orgoglioso, ottimo generale e ottimo poeta.  molto triste che gli Akechi finiscano tutti cos tragicamente. Ora resta l'ultimo. Povera Mariko... ma il suo gesto ha salvato Toranaga, se Dio vorr." Alvito sfior il rosario, e dopo un attimo riprese. "E vorrei anche, capitano-pilota, prima di andarmene, scusarmi per... ebbene, sono contento che il padre visitatore vi abbia salvato."
"Vi scusate anche per la mia nave?"
"Non per lErasmus, con cui non ho avuto niente a che fare, ma per quegli uomini. Pesaro e il capitano-generale. Quanto alla nave, sono lieto che sia scomparsa."
"Shigata ga nai, padre. Presto ne avr un'altra."
"Che tipo di vascello volete costruire?"
"Uno abbastanza grande e abbastanza solido."
"Da assalire la Nave Nera?"
"Da tornare in Inghilterra... e difendermi contro chiunque."
"Sar un lavoro sprecato."
"Piomber su di noi un altro 'gesto di Dio'?"
"S, o un sabotaggio."
"Se avverr e la nave scomparir, ne costruir un'altra, e se scomparir anche quella, un'altra ancora. O costruir una nave o trover un passaggio e quando torner in Inghilterra mendicher o prender in prestito o ruber una nave e poi torner."
"Lo so. Per questo non partirete mai. Sapete troppo, Anjin-san. Io vi ho gi avvertito tempo fa e vi avverto ancora, senza cattiveria. Sinceramente. Siete un uomo coraggioso, un bell'avversario, degno di rispetto e io vi rispetto e tra noi dovrebbe esserci pace. Ci vedremo spesso negli anni prossimi... se sopravviveremo alla guerra."
"Davvero?"
"S. Siete troppo bravo con la lingua. Presto sarete l'interprete personale di Toranaga e non dovremo litigare, voi e io. Io temo che i nostri destini siano intrecciati. Non ve lo ha detto anche Mariko-san? A me lo ha detto."
"No. Questo non lo ha detto mai. Che altro ha detto a voi?"
"Mi ha pregato di esservi amico, di proteggervi se potevo. Anjin-san, non sono venuto a provocarvi n a litigare, ma a fare la pace."
"Dove andate?"
"Prima a Nagasaki, via mare da Mishima. Ci sono degli affari da concludere. E poi dovunque sar Toranaga, dovunque sar la battaglia."
"Vi lasceranno viaggiare liberamente, nonostante la guerra?"
"Oh, s. Hanno bisogno di noi, chiunque esca vincitore. Certo voi e io possiamo essere ragionevoli e fare la pace. Ve lo chiedo per via di Mariko-sama."
Per un attimo Blackthorne tacque. "Una volta abbiamo concluso una tregua, per desiderio di lei. Ve la offro di nuovo. Una tregua, non la pace... a patto che voi accettiate di non venire a pi di cinquanta miglia da dove sar il mio cantiere."
"Accetto, pilota, naturalmente, ma non dovete temere niente da me. Una tregua, allora, nel ricordo di lei." Alvito tese la mano. "Grazie."
Blackthorne la strinse con fermezza. Poi Alvito aggiunse: "Presto celebreremo i suoi funerali a Nagasaki, nella cattedrale. Officier il padre visitatore in persona, Anjin-san. Una parte delle sue ceneri sar seppellita laggi.
"Ne sarebbe contenta." Blackthorne guard il relitto, poi di nuovo Alvito. "Una cosa... non ho detto a Toranaga: prima che morisse io le ho impartito una benedizione come avrebbe fatto un prete, come meglio potevo. Non c'era nessun altro e lei era cattolica. Non credo che mi abbia sentito, non so se fosse cosciente. E l'ho ripetuto alla sua cremazione. ...  lo stesso? Sarebbe accettabile? Ho cercato di farlo davanti a Dio, non il mio n il vostro, ma Dio."
"No, Anjin-san. A noi si insegna che non  lo stesso. Ma due giorni prima di morire aveva chiesto e ricevuto l'assoluzione dal padre visitatore."
"Allora... ha sempre saputo di dover morire... qualunque cosa avvenisse, lei era da sacrificare."
"S. Che Dio la benedica e la custodisca!"
"Grazie d'avermelo detto," rispose Blackthorne. "Io... ho sempre temuto che il mio intervento non servisse, anche se... grazie d'avermelo detto."
"Sayonara, Anjin-san," disse Alvito, tendendogli di nuovo la mano.
"Sayonara, Tsukku-san. Vi prego, accendetele un cero... per me."
"Lo far."
Blackthorne gli strinse la mano e lo guard allontanarsi, alto e energico, un degno avversario. Saremo sempre nemici, pens, lo sappiamo tutti e due, tregua o non tregua. Che cosa diresti se conoscessi il piano di Toranaga e il mio? Niente pi di quanto hai gi minacciato, ne? Bene, ci capiamo a'vicenda. Una tregua non porter danno. Ma non ci vedremo spesso, Tsukku-san. Durante il periodo di costruzione della mia nave io prender il tuo posto di interprete per Toranaga e i reggenti, e presto sarai fuori dalle trattative commerciali, anche se la seta arriver con le navi portoghesi. E anche questo cambier. La mia flotta non sar che il principio. Entro dieci anni il Leone d'Inghilterra dominer su questi mari. Ma prima La Signora. Poi verr il resto...
Torn soddisfatto vicino a Naga, a preparare il piano di lavoro per il giorno seguente, poi sal la china fino alla sua abitazione provvisoria, accanto a quella di Toranaga. Mangi il riso e il pesce crudo preparati da uno dei suoi cuochi e li trov deliziosi. Se ne serv una seconda volta, poi rise.
"Signore?"
"Niente." Dentro di s vedeva Mariko e l'udiva dirgli, "Oh, Anjin-san, forse un giorno vi piacer anche il pesce crudo e allora sarete sulla via del Nirvana... il Luogo della Pace Perfetta."
Ah, Mariko, pens, sono felice della tua assoluzione autentica. E ti ringrazio. Di che cosa? le parve di sentirla chiedere. Della vita, mia amata. Tu...
Spesso, di giorno e di notte, parlava con lei dentro di s, rivivendo i momenti della loro vita in comune e raccontandole del presente. La sentiva vicinissima, cos vicina che a volte si girava, aspettando di trovarsela alle spalle.
Anche stamattina mi sono voltato cos, Mariko, ma c'era Buntaro, invece di te, a fianco dello Tsukku-san. Mi fissavano tutti e due. Io avevo la spada, ma lui aveva il suo grande arco. Eeeeh, amore mio, mi ci  voluto tutto il mio coraggio per avvicinarmi e salutarli. Ci stavi guardando? Saresti stata orgogliosa di me, cos calmo e samurai e imperturbabile. Lui mi ha detto, tutto rigido, attraverso lo Tsukku-san: "Kiritsubo-san e Sazuko-san mi hanno spiegato come voi abbiate difeso l'onore di mia moglie e il loro. Come l'abbiate salvata dalla vergogna e abbiate salvato anche loro. Vi ringrazio, Anjin-san. Perdonate i miei cattivi umori del passato. Ve ne chiedo scusa e vi ringrazio." Si  inchinato e se ne  andato, e io avrei tanto voluto che tu ci fossi... che sapessi che il segreto  al sicuro e nessuno lo conoscer mai.
Molte volte, veramente, Blackthorne si voltava indietro pensando di vederla, ma lei non c'era mai, n mai ci sarebbe stata. Ma questo non lo turbava. Era in lui per sempre e egli sapeva che l'avrebbe amata nella gioia e nella tragedia, anche nell'inverno della sua vita. Era sempre sull'orlo dei suoi sogni. E ora quei sogni erano benevoli, dolci, e si mescolavano ai disegni e ai progetti, all'immagine della polena e delle vele e della chiglia e, infine, della Signora a vele spiegate, spinta da un forte vento di sud ovest, che risaliva la Manica, diretta, splendida e sicura, verso Londra...

Toranaga risal il pendio vicino all'accampamento, circondato dal gruppo di samurai e cacciatori. Aveva cacciato lungo la costa e ora, con Kogo sul pugno, andava verso le colline sopra il villaggio. C'erano ancora due ore di sole e non voleva sprecarle, non sapendo quando avrebbe avuto di nuovo tempo per cacciare.
ggi la giornata  stata mia, pensava. Domani andr in guerra, ma oggi dovevo mettere ordine nella mia casa, fingendo che il Kwanto e l'Izu fossero al sicuro, e cos pure la mia successione... fingendo che vivr tanto da vedere un altro inverno e da andare a caccia piacevolmente in primavera.  stata una bella giornata.
Due volte aveva lanciato Tetsu-ko sulla preda e il falco era stato meraviglioso, meglio di ogni altra volta, meglio che a Anjiro, nell'episodio del vecchio fagiano. Oggi Tetsu-ko aveva preso una gru molto pi grossa di lei e era tornata obbediente al richiamo. E poi i cani avevano stanato un fagiano e anche quella volta Tetsu-ko era piombata inesorabile e perfetta, e poi era tornata al richiamo, a mangiare sul suo pugno.
Adesso era all'inseguimento di una lepre. Aveva pensato che l'Anjin-san avrebbe gradito della carne e aveva deciso di prenderla, invece di interrompere la caccia. Affrett il passo, superando l'accampamento, lungo il sentiero serpeggiante, fino alla cresta. Esamin l'accampamento con occhio critico, in cerca di pericoli, ma non ne scopr. Vide gli uomini intenti all'addestramento - sparare era vietato, per, finch c'era lo Tsukku-san nei paraggi - e se ne compiacque. Da una parte scintillavano al sole i venti cannoni recuperati dal naufragio con tanta cura e not che Blackthorne era seduto per terra a gambe incrociate l vicino, come una persona normale. Vide il relitto in mare, ancora nello stesso punto, e si domand come avrebbe fatto l'Anjin-san a trascinarlo a riva. Perch tu lo porterai a riva, Anjin-san, si disse con certezza. E costruirai la tua nave e io la distrugger come l'altra, o la dar via, per accontentare i cristiani che per me, amico mio, sono pi importanti delle tue navi, e delle altre navi che aspettano nella tua patria, mi dispiace. Saranno i tuoi connazionali a portarmele qui, insieme al trattato con la tua regina, non sarai tu. Di te ho bisogno qui.
Al momento giusto, Anjin-san, ti spiegher perch ho dovuto bruciare la tua nave e a quel punto non ti importer, perch altre cose ti occuperanno la mente e capirai che ancora una volta  vero quanto ti ho gi detto: o la tua nave o la tua vita. Io ho scelto la tua vita.  stato giusto, ne? Allora rideremo del "gesto di Dio", tu e io insieme.  stato facile mettere a bordo una guardia speciale e fidata, con ordini segreti di spargere polvere da sparo in abbondanza, in quella certa notte, avendo gi detto a Naga - non appena Omi mi aveva rivelato l'esistenza della congiura - di sistemare i turni in modo che sulla nave e a riva fossero di guardia soltanto uomini dell'Izu, e in particolare i cinquantatr traditori. Poi  bastato un solo ninja con un acciarino. Una scintilla nel buio e la tua nave  diventata una torcia. Naturalmente n Omi n Naga sapevano niente del sabotaggio.
Mi dispiace tanto, Anjin-san, ma era indispensabile. Ti ho salvato la vita, che tu desideravi anche pi della nave. Cinquanta volte e pi sono stato sul punto di rinunciare alla tua vita, eppure finora sono riuscito a evitarlo. Spero di continuare. Perch? Questo  il giorno della verit, ne? La risposta  questa: perch tu sai farmi ridere e io ho bisogno di un amico. Non oso farmi degli amici fra la mia gente, o fra i portoghesi. S, non lo confesserei neppure alla notte, ma ho bisogno di un amico. E anche del tuo sapere. Anche qui ha avuto ragione Mariko. Prima che tu te ne vada, voglio sapere tutto quello che sai tu. Ti ho detto che abbiamo molto tempo davanti a noi, tutti e due.
Voglio sapere come portare una nave intorno alla terra e capire come una piccola nazione insulare potrebbe sconfiggere un immenso impero. Forse la risposta servirebbe per noi e la Cina, ne? Oh, in certe cose il Taiko vedeva giusto.
La prima volta che ti ho incontrato ti ho detto: "Non esiste scusa per i ribelli," e tu hai risposto: "S, se vincono." Ah, Anjin-san, in quel momento ti ho legato a me.  vero: tutto  giusto, quando si vince.
Fallire  stupido. Imperdonabile. Tu non fallirai, e vivrai felice e sicuro nel tuo grande feudo di Anjiro, dove Mura il pescatore ti guarder dai cristiani, e continuer a imbottirli di false notizie, come gli ordino io. Che ingenuit da parte di Tsukku-san credere che uno dei miei uomini, fosse pure cristiano, rubasse i tuoi rutter e li consegnasse ai preti a mia insaputa, o senza mio ordine. Ah, Mura, da trent'anni mi sei fedele e presto avrai la tua ricompensa. Cosa direbbero i preti se sapessero che ti chiami in realt Akira Tonomoto, samurai e spia mia personale, oltre che pescatore, capo-villaggio e per di pi cristiano?
Perci non preoccuparti, Anjin-san, mi sto prendendo cura del tuo avvenire. Sei in buone mani robuste e vedrai che avvenire ti preparo!
"Devo diventare concubina del barbaro?" aveva pianto Kiku, a gran voce.
"S, entro il mese. Fujiko-san ha acconsentito ufficialmente." Aveva ripetuto la verit a Kiku e a Gyoko, sopportando con pazienza il viso turbato della giovane donna. "E mille koku all'anno dopo la nascita del primo figlio dell'Anjin-san."
"Mille... come avete detto?"
Aveva confermato la sua promessa, e con dolcezza aveva aggiunto: "Dopotutto, un samurai  un samurai, due spade sono due spade e i suoi figli saranno samurai.  hatamoto e uno dei miei vassalli pi importanti, ammiraglio di tutte le mie navi, un consigliere privato e... un amico, ne?
"Scusate, signore, ma..."
"Prima sarete sua concubina."
"Scusate, 'prima'?"
"Forse dovrete essere sua moglie. Fujiko-san mi ha dichiarato che non intende sposarsi mai pi, ma io ritengo che lui debba essere sposato. Perch non con voi? Se gli piacete abbastanza, e suppongo che non vi sia difficile, e saprete lasciargli costruire la sua nave, come  suo e.vostro dovere... ne? S, credo che dovreste essere sua moglie."
"Oh s, s, s!" Gli aveva gettato le braccia al collo e lo aveva benedetto e si era scusata per la sua maleducazione nel non ascoltare senza interrompere, e se ne era andata quasi senza toccare terra, mentre un attimo prima sembrava pronta a gettarsi in mare.
Le donne, pens Toranaga, confuso e soddisfatto, adesso lei ha tutto quello che vuole, e Gyoko pure - se la nave sar costruita in tempo, come certo sar - e i preti anche...
"Signore!" Uno dei guardiacaccia gli indicava un folto di cespugli lungo la strada. Egli tir le redini e prepar Kogo, allentando i legacci che la tenevano unita al suo polso. "Ora," ordin piano. Il cane fu mandato fra i cespugli.
La lepre balz fuori dal folto e corse in cerca di riparo e nello stesso istante egli lanci Kogo. Con pochi colpi d'ala, di enorme potenza, Kogo vol all'inseguimento, dritta come una freccia. La lepre devi verso una macchia, a un centinaio di passi, mentre il falco diminuiva la distanza, con gli artigli gi tesi, man mano che si avvicinava a terra. Cal come un lampo, ma la lepre arretr e le sfugg. Kogo si alz stridendo di rabbia e poi ripiomb sulla preda che stava per raggiungere il suo rifugio, le conficc gli artigli nel collo e nella testa e la tenne, indifferente alle contorsioni e agli sforzi dell'animale, finch riusc a spezzarle il collo. Un ultimo grido. Kogo si sollev, con una scrollata si aggiust le penne arruffate e poi torn a posarsi sul corpo caldo e in convulsione, in una nuova stretta mortale. Solo allora diede uno strido di trionfo e sibil di piacere. I suoi occhi gialli fissarono Toranaga.
Egli le trott vicino e smont da cavallo, richiamandola, e Kogo obbediente torn sul pugno guantato.
"Ben fatto, bellezza mia," esclam, offrendole un orecchio della lepre, che un guardiacaccia aveva tagliato per lui. "Tieni, mangia, ma non troppo... hai ancora da lavorare.
Il guardiacaccia, sogghignando, sollev la lepre. "Padrone, deve pesare quattro o cinque volte lei! La migliore che vediamo da settimane!"
"S. Mandatela all'accampamento, per l'Anjin-san." Toranaga balz in sella e chiam gli altri, per riprendere la caccia.
S, l'uccisione era stata ben fatta, ma non come quella di un falco pellegrino. Come era Mariko. La ricord con assoluta chiarezza e desider con tutta l'anima che non fosse stato necessario per lei andare a Osaka e poi nel Grande Vuoto. Ma era necessario, si ripet, con pazienza.. Gli ostaggi dovevano essere liberati. Non quelli della mia casa, ma tutti gli altri. Adesso ho cinquanta alleati segreti. Il tuo coraggio e quello della Nobile Etsu e il vostro sacrificio hanno portato al mio fianco tutti gli altri e tutti i Maeda e, grazie a loro, l'intera costa occidentale. Era necessario stanare Ishido dal suo covo imprendibile, era necessario dividere i reggenti e portare sul mio pugno Kiyama e Ochiba. Tu hai ottenuto tutto questo e anche pi: mi hai guadagnato tempo. Solo il tempo prepara le insidie e offre i richiami.
Ah, Mariko-chan, chi avrebbe mai detto che una minuscola donna come te, figlia del mio antico rivale Ju-san Kubo, dell'arcitraditore Akechi Jinsai, sarebbe stata capace di tanto, ottenendo una simile vendetta con tanto splendore e dignit sul Taiko, nemico e uccisore di tuo padre? Un solo lancio terribile, come Tetsu-ko, e hai ucciso tutte le tue prede, che sono le mie.
Com' triste che tu non sia pi. Tanta fedelt merita un favore particolare.
Toranaga si trovava ormai sulla cresta del colle. Si ferm e chiam Tetsu-ko. Il falconiere gli port via Kogo e Toranaga accarezz per l'ultima volta il falco pellegrino incappucciato, poi gli tolse il cappuccio e lo lanci verso l'alto. Tetsu-ko sal, sempre pi su, in cerca di una preda che non esisteva. La libert di Tetsu-ko  il mio omaggio a te, Mariko, disse al suo spirito, mentre il falco girava in tondo, sempre pi in alto. Il mio dono per onorare la tua fedelt a me, e la tua devozione filiale alla nostra legge pi importante: che un figlio o una figlia non possono avere riposo finch sotto lo stesso loro cielo viva l'assassino del padre.
"Ah, come siete saggio, signore!" osserv il falconiere.
"Come?"
"A lasciare libera Tetsu-ko. L'ultima volta che l'avete lanciata mi sono chiesto se sarebbe mai tornata indietro. Siete il pi grande falconiere del regno, signore, a sapere quando  il momento di restituirla al cielo."
Toranaga aggrott la fronte e il falconiere impallid, gli restitu Kogo, senza capire il motivo di quella sua espressione e si ritir in fretta.
S, era il momento di liberare Tetsu-ko, pens Toranaga, ma era ugualmente un dono simbolico a Mariko, al suo spirito e alla sua vendetta nobilissima. Certo, ma che dire di tutti i figli di tutti gli uomini che tu hai ucciso, Toranaga? Ma  diverso, quegli uomini meritavano di morire. Anche cos, sei sempre in guardia contro chi ti si avvicina a un tiro di freccia... questa  normale prudenza. L'osservazione gli piacque molto e decise di aggiungerla al Legato.
Stringendo gli occhi, scrut ancora una volta il cielo, osservando il falco, non pi suo. Era una creatura di immensa bellezza, lass, libera, al di l delle lacrime, tesa solo verso l'alto, senza sforzo. Poi una forza ignota la trascin e scomparve verso nord.
"Grazie, Tetsu-ko. Genera molte figlie," disse, e rivolse la sua attenzione alla terra. Il villaggio si stagliava nitido nel tramonto, l'Anjin-san era al lavoro, i samurai si addestravano, il fumo saliva dalle cucine. Oltre la baia, a circa venti ri, si trovava Yedo. A sudest, a quaranta ri, Anjiro, a ovest, a duecentonovanta r, Osaka, e a nord, a meno di trenta ri, Kyoto. L dovrebbe svolgersi la battaglia, pens. Vicino alla capitale, verso nord, a cavalcioni della Grande Via del Nord, forse l dove gira verso sud, vicino al villaggetto di Sekigara, fra i monti. Lo so, dietro le mie montagne starei al sicuro per anni, ma adesso si presenta l'occasione che aspettavo: la vena giugulare di Ishido  scoperta. Il mio attacco principale avverr per la Via del Nord e non per la Tokido, quella costiera, anche se da oggi ad allora finger di cambiare idea almeno cinquanta volte. Mio fratello sar con me. Si persuader, naturalmente, di essere stato tradito da Ishido a favore di Kiyama, perch non  uno sciocco. E io manterr il giuramento solenne di chiedere la mano di Ochiba per lui. Kiyama cambier partito durante la battaglia... credo proprio di s, e allora piomber sull'odiato Onoshi. Questo dar ai moschettieri il segnale di muoversi, io schiaccer gli altri eserciti lungo le ali e vincer. Vincer, certo... perch Ochiba, saggiamente, non lascer mai che l'Erede scenda in campo contro di me. Sa bene che in quel caso, con rammarico, sarei costretto a ucciderlo.
Toranaga sorrise di nascosto. Appena avr vinto, dar a Kiyama tutte le terre di Onoshi e lo inviter a nominare Saruji suo erede. Appena sar presidente del nuovo Consiglio dei reggenti sottoporremo a Ochiba la domanda di matrimonio di Zataki, e lei sar cos irritata da una tale impertinenza che, per placare lei, Prima signora, e l'Erede, i reggenti dovranno, con rammarico, invitare Zataki a andarsene nel Vuoto. Chi mettere al suo posto, come reggente? Kasigi Omi. E la preda di Omi sar Kiyama... s, questo  giusto, e anche facile, perch a quel punto Kiyama, signore dei cristiani, far grande sfoggio di religione e la cosa  tuttora contro la legge. Gli Editti di Espulsione del Taiko sono ancora in vigore, ne? E certo Omi e gli altri dichiareranno: "Voto che gli Editti siano applicati". E, scomparso Kiyama, mai pi eleggeremo un reggente cristiano... con la pazienza stringeremo la morsa intorno allo stupido, ma pericoloso dogma straniero, che minaccia il Paese degli Dei, che ha sempre minacciato il nostro wa... e quindi deve essere cancellato. Noi reggenti favoriremo i connazionali dell'Anjin-san, perch sostituiscano i portoghesi nel commercio, e al pi presto possibile ordineremo che tutto il commercio e tutti gli stranieri siano confinati nel territorio di Nagasaki, anzi in una minuscola parte di Nagasaki, sotto buona guardia. E chiuderemo per sempre il nostro paese a loro... ai loro cannoni e ai loro veleni.
Quante cose mirabili da compiere, quando avr vinto, se vincer. Siamo un popolo molto prevedibile. Sar un'et dell'oro. Ochiba e l'Erede terranno maestosamente corte a Osaka, e di tanto in tanto noi andremo a rendergli omaggio, e continueremo a governare in nome suo, fuori dal castello. Entro circa tre anni, il Figlio del Cielo mi inviter a sciogliere il Consiglio e a diventare Shogun per il resto della minorit di mio nipote. I reggenti insisteranno perch accetti e io accetter, di malavoglia. Dopo uno o due anni, senza tante cerimonie, mi dimetter a favore di Sudara, conservando il potere, come  consuetudine, e terr sempre lo sguardo sul castello di Osaka. Aspetter pazientemente e un giorno o l'altro quei due usurpatori l dentro commetteranno un errore e scompariranno, e in un modo o nell'altro scomparir anche il castello, proprio come un sogno dentro un sogno, e sar conquistato il premio reale della Grande Partita, cominciata da quando ho memoria di esistere, il premio diventato possibile al momento della morte del Taiko: lo Shogunato.
Per questo ho combattuto e progettato tutta la vita. Io, solo, erede del regno. Io sar Shogun. Io fonder una dinastia.
E ora mi  possibile grazie a Mariko-san e allo straniero barbaro uscito dal mare orientale. Mariko-san,  stato tuo karma morire gloriosamente e vivere per sempre. Anjin-san, amico mio, il tuo karma  di non lasciare mai pi questo paese. Il mio  di essere Shogun. Kogo sbatt le ali, poi si riassett sul suo polso, osservandolo. Toranaga le sorrise. Non ho scelto io d'essere quel che sono.  il mio karma.
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In quell'anno, nel ventunesimo giorno del decimo mese, il Mese senza Dei, all'alba, gli eserciti si scontrarono. La battaglia avvenne fra i monti presso Sekigara, a cavalcioni della Via del Nord. Tempo cattivo: nebbia, poi nevischio. Nel tardo pomeriggio Toranaga conquist la vittoria e cominci la strage. Quarantamila furono le teste tagliate.
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Ishido venne catturato vivo tre giorni pi tardi e Toranaga gli ramment, in tono cordiale, la profezia dell'indovino cinese. Lo mand in catene a Osaka, esposto agli occhi di tutti e ordin agli eta di seppellirlo verticalmente, con la testa soltanto fuori dalla terra, e di invitare i passanti a segare con una sega di bamb il collo pi famigerato del regno. Ishido sopravvisse tre giorni e mor molto vecchio.
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FINE.